UN CAPOLAVORO DI BRUTTEZZA IRRIMEDIABILE


Editoriale del 30 maggio 2017

Qual è il contrario di capolavoro? Sul dizionario dei sinonimi e dei contrari abbiamo trovato obbrobrio, cesso, schifezza, bruttura, porcheria e aborto. Nessuno di questi termini però ci sembra adatto a definire “Fortunata”, il film scritto da Margaret Mazzantini e diretto dal marito Sergio Castellitto, miracolosamente premiato a Cannes per la migliore attrice nella sezione Un certain regard e appena uscito in sala. Che è proprio il contrario di un capolavoro per come riesce a dragare tutto il peggio del cinema italiano contemporaneo e a squadernarlo con mirabile sintesi in un solo film. L’insopportabile regia kitsch di Castellitto raschia il fondo del barile per farne emergere tutti i cliché più vieti e amplificarli con la più vuota e chiassosa retorica. Non manca niente, tutti gli ingredienti che rendono indigesto un film di Ozpetek, di Mordini o di Zanasi li troveremo esaltati: il degrado delle periferie romane (qui siamo a Tor Pignattara), la donna vittima, l’ex-marito bestia, il tossico di buon cuore, la vecchia con l’alzheimer, lo psicologo, la bambina insopportabile, i traumi infantili, il mare che fa sempre poesia, il richiamo finto colto (stavolta tocca a Rilke e all’Antigone), una capatina all’ospedale e una sosta dai carabinieri, un colpo al cerchio di Pasolini (il richiamo è a “Mamma Roma”) e uno alla botte di Vasco Rossi (finale ultraruffiano con “Vivere”). Il compiacimento per il disagio e le sgradevolezze, i personaggi fasulli che girano a vuoto, l’ambizione di un’improbabile denuncia del mondo borghese condita di passione erotica dietro cui si nasconde un pessimo fotoromanzo, l’ingenuità e la presunzione di un polpettone melodrammatico travestito da artificiosa opera d’autore. Anche lo stile è perfettamente aderente ai contenuti: dialoghi imbarazzanti (così ridicoli e disarmanti da far rimpiangere i baci Perugina) berciati da attori sopra le righe che si agitano a briglia sciolta: la premiata Jasmine Trinca sembra la brutta copia di Micaela Ramazzotti, il peggiore è, come sempre, Stefano Accorsi e addolora vederci coinvolta l’icona sfregiata di Hanna Schygulla, da musa di Fassbinder trasformata in una Laura Betti dei poveri. Non c’è ombra di poesia, di talento né di verità. Solo tanto cattivo gusto. Fortunato, omonimo della protagonista parrucchiera di borgata, sarà lo spettatore che, vedendo solo questo film, è come se avesse visto tutta la brutta produzione nostrana dell’ultimo ventennio: pagando un unico biglietto, in meno di due ore di patimento ne saprà quanto chi ha sofferto centinaia di ore e speso un sacco di soldi. Un’occasione unica: non perdetela.

Fabio Canessa
(preside del liceo olistico “Quijote”)

Jasmine Trinca sembra la brutta copia di Micaela Ramazzotti, il peggiore è, come sempre, Stefano Accorsi e addolora vederci coinvolta l’icona sfregiata di Hanna Schygulla, da musa di Fassbinder trasformata in una Laura Betti dei poveri. (da UN CAPOLAVORO DI BRUTTEZZA IRRIMEDIABILE, editoriale di Fabio Canessa)

Inviate il vostro "attimo" al filmnauta Gianni Stocchino (gianni.stocchino@aristan.it)


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