IL BLUES DELL'ETERNO RITORNO


Editoriale del 15 ottobre 2019

Il senso di insofferenza che ho provato leggendo sulla Repubblica l’ennesima lettera di un fiorentino che protesta perché, non avendo notato che il successivo era il giorno della pulizia della strada, gli hanno portato via l’auto con megamulta aggiunta si è trasformato in un’epifania: tutto funziona così. Oggi Greta, e non solo lei, dice che siamo sull’orlo del baratro, eppure l’allarme ecologico fu lanciato negli anni Settanta, quando frequentavo le elementari. Ogni governo che mi ricordi da quando sono nato si è impegnato a combattere l’evasione fiscale, senza mai un risultato, e anche quello attuale va ripetendo la medesima sfida con le medesime parole. Chi è stato a Venezia e ha visto le gigantesche navi da crociera incombere sui canali del centro storico, si è chiesto come fosse possibile che una scena da King Kong o Godzilla fosse reale e permessa; poi a giugno una di queste ha travolto un traghetto, a luglio un’altra ha fatto collisione con una banchina, in entrambi i casi sfiorando strage e tragedia. A settembre il ministro Franceschini appena insediato dichiara che proibirà subito il passaggio delle navi da crociera e adesso, dopo un mese e mezzo che quei mostri continuano a passare indisturbati, garantisce che entro la fine del suo mandato manterrà la promessa. Cioè si è dato cinque anni di tempo. Come se uno andasse contromano in autostrada e il vigile gli dice che entro cinque anni gli farà la multa. La campagna sulle morti bianche per gli incidenti sul lavoro è attiva da decenni ed ero convinto che la maggiore sensibilità dei nostri tempi per la sicurezza nei luoghi di lavoro avesse dato i suoi frutti. Non pensavo che non morisse più nessuno, ma avrei scommesso che le vittime fossero drasticamente diminuite. Ieri ho letto che gli incidenti mortali sul lavoro sono aumentati. La cifra è spaventosa: dall’inizio del 2019 i morti sono più di 700. Cioè una media di tre al giorno. Le litanie dei giornali ripetono con toni vibranti la necessità di fare qualcosa e il lettore rischia di trovarle stucchevoli, da quanto suonano risapute e scontate. Un deja vu di un giornalismo povero di idee, l’eterno ritorno dei luoghi comuni progressisti. E invece, quando si vanno a consultare i dati, scopriamo che quelle piaghe, a dispetto della grancassa di indignazione diventata ormai per noi rumore di fondo, non solo non sono guarite ma si sono spaventosamente aggravate. Da qui si capisce anche perché è venuta fuori Greta e perché ha ottenuto il consenso (probabilmente ipocrita e impotente) di tutti. All’indignazione della denuncia segue la frustrazione della mancata reazione. Siamo condannati al deja vu, l’eterno ritorno è nella realtà. E gli articoli dei giornali sono il blues che ci fa da colonna sonora.

 

Fabio Canessa (Preside del Liceo Olistico Quijote di Aristan)

 

https://youtu.be/RSEYSOm5JfI

Siamo condannati al deja vu, l’eterno ritorno è nella realtà (IL BLUES DELL’ETERNO RITORNO – Editoriale di Fabio Canessa)


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