SI FA PRESTO A DIRE “SCIENZIATI”


Editoriale del 26 novembre 2020

Una settimana fa avevo sostenuto che per decidere se aprire o no le discoteche in estate non era necessario il parere di un comitato tecnico-scientifico, bastava il buonsenso. Oggi martedì 24 novembre, mentre scrivo, i morti da COVID sono 853, e si discute se aprire o no le piste da sci. Una follia, sarei curioso di conoscere il nome di un solo scienziato favorevole. Vorrei comunque assicurare i miei lettori più affezionati che non ho mai sottovalutato il ruolo degli “scienziati”. Avevo però già previsto il peggio in primavera (“Scienziati à la carte”), quando gli esperti spuntavano come funghi finendo per far parte del comitato scientifico (o se preferite della corte) di questo o di quel governatore di regione, utilizzati come foglia di fico a bislacche se non tragiche decisioni politiche, vedi l’apertura delle discoteche (la regione Sardegna li volle invisibili, muti, pilateschi). Mai come in questo periodo il termine “scienziato” ha generato false aspettative. Faccio immeritatamente parte anch’io della categoria e ho scoperto con grande disappunto che tra coloro che avevano sottoscritto sesquipedali castronerie (dall’inutilità delle mascherine al virus che in estate era praticamente defunto) c’erano alcuni miei illustri colleghi. È facile che succeda in un cantiere a cielo aperto, però siamo in troppi a parlare e parliamo troppo, diciamo tutto e il contrario di tutto. La televisione ha ucciso la figura dello scienziato, basta affacciarsi su uno schermo e si viene etichettati subito, un po’ dispregiativamente, come “virologi”. Solo per limitarci ai docenti universitari che potenzialmente fanno parte di questa nuova categoria dello spirito, nell’area delle scienze mediche non ci sono meno di 10.000 cervelli, gran parte dei quali ha voluto dire la sua anche se invece che muratore era falegname, non fosse altro che per spiegare come si lavano le mani su una televisione locale. In più non è stata trascurata l’opinione di emeriti in pensione, di cervelli in fuga e di sedicenti aspiranti al Nobel o a Miss Italia. Volete che tra i comunicatori, in questo caleidoscopio di varia umanità che ormai viene persino etichettata come di destra o di sinistra a seconda di quanta sfiga preveda, non si possano incontrare venditori di fumo o di aria fritta e persino sostenitori dell’aperture delle discoteche o delle piste da sci? Cosa pretendete da noi ”virologi”? Abbiate quindi pazienza se continuo a sproloquiare sul COVID, in fondo potremo farne a meno. Io di scrivere, voi di leggere.

Marco Schintu (Virologo)

 

“La televisione ha ucciso la figura dello scienziato, basta affacciarsi su uno schermo e si viene etichettati subito, dispregiativamente, come “virologi”.
Da SI FA PRESTO A DIRE “SCIENZIATI” – Editoriale di Marco Schintu (Virologo)


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