UN SABATO NEL VILLAGGIO


Editoriale del 19 novembre 2018

“Solo gli hamburger? Non sapevo!”. Non immagina il macellaro che spettacolo magnifico, che lezione mi abbia regalato. Danzava sulla solitudine dell’invenduto in un tardo sabato mattina: il blocco marezzato e maestoso del manzo, il sonno fetale del coniglio, un dialogo di quaglie come rotule in corsa, i coriandoli di macinato suino che ricadono in tocchi dall’imbuto spietato in splendida sintesi democratica. Il mio volto muto parla dal vetro mentre vagheggio in deliquio d’essere sottoposto alla scienza delicata delle mani inguainate d’adipe, prendere parte alla fiera, in mitosi sdoppiato dalla lama come fettina, spezzato in rito blasfemo dal machete come Brando in Apocalypse Now, disossato fino a diventare pura tibia, glauca articolazione rosicchiabile, piacere e malinconia sulla dita bisunte. Che eros, che arte questa scomposizione! Spolpato in bisbigli dalle onde! Da destra a sinistra, da sinistra a destra, donzelletta allegra e sanguinosa contenta la signorona che ordina questo e quello, lo segue nelle vasche con occhio definitivo di gaucho, polmone che sfiata sospetto, gentilezza e fermezza tessute nel diritto del consumatore, l’ansia qualitativa come il timore emanato da una divinità senza tempo né nome (io immoto e verticale sono d’intralcio, non sapevo fosse visita guidata, orto botanico, snorkeling, IKEA, città vecchia in Gerusalemme): spezzatino-il-suo-piatto-forte, girelle in rosmarino, sabbiose cotolette per il moccioso…l’igiene prima di tutto! Cinquantaquattro euro per sette forme e altrettanti brodi di bestia! L’eroe macellaro se la lavora ai fianchi, tiepide battute di spirito, affettazione in sorrisi cariati e stentoree piallate alla bistecca. Lei lo segue manco fosse una palla finale sul centrale di Wimbledon. Lo scambio, l’arrivederci, la porta che si chiude nel tintinnio del frufru sfrangiato cinese, i miei hamburger. Tornati a casa avremmo sentito in tv del quarantennale del massacro di Jonestown , dell’ennesimo eccidio casalingo nella tediosa e turpe provincia italiana, lo stupore melenso di cronisti e vicini: “Delle così brave persone, così discreti. Un bambino educatissimo. Sempre sorridenti, non riesco a farmene una ragione”. Io sì invece, e il macellaro pure.

Luca Foschi
(Inviato di guerra da Aristan\ Aristan’s war correspondent)

Tornati a casa avremmo sentito in tv del quarantennale del massacro di Jonestown , dell’ennesimo eccidio casalingo nella tediosa e turpe provincia italiana, lo stupore melenso di cronisti e vicini: “Delle così brave persone, così discreti. Un bambino educatissimo. Sempre sorridenti, non riesco a farmene una ragione”. Io sì invece, e il macellaro pure. (da UN SABATO NEL VILLAGGIO – Editoriale di Luca Foschi)


Archivio Editoriali

  • MANIFESTO DI ARISTAN


    ANTEPRIMA
  • PROMO ARISTAN ROBERTO PEDICINI


  • INNO


  • IL TEMPO DEI TOPI DI FOGNA


  •  

     

    Università di Aristan