Salmo 566 DELL’ALBERO, DEL LUPO, DELLA TRAVE


Editoriale dell'8 agosto 2026

L’albero

Non è l’albero della vita
che nel mito rende simili a te, Signore.
Perché a morire, moriamo.

È l’albero della conoscenza del bene e del male,
le due facce di ogni cosa,
come la nudità del mito,
nudo amore e nuda vergogna,
nudo incontro e nuda violenza.

Responsabilità, certo.
Ma senza tu a vestirci,
e noi a imparare,
ambiguità,

senza misericordia.

Il lupo

«Homo homini lupus», così dicevano gli antichi,
diventati ancora più pessimisti
nel sorriso sarcastico del medioevo:
«homo homini lupus,
foemina foeminae lupior,
sacerdos sacerdoti lupissimus»:

a significare come sia facile invertire le parti
per chi si sente mandato come “agnello in mezzo ai lupi”.

Hobbes lo ha scolpito come un destino,

ma anche lui conosceva il proverbio contrario:

«homo homini deus, si suum officium sciat –
L’uomo è dio all’uomo, se conosce il suo dovere».

Plauto è il primo ad alludere al lupo:
Leonida e Libano chiedono un prestito,

il mercante li ascolta, ma non si fida,

le parole si scaldano, si feriscono.

Leonida insiste: «Sono uomo come te».

Il mercante annuisce, poi si ritrae,

e lascia cadere il proverbio:
«Lupus est homo homini, non homo,
quom qualis sit non novit –
Lupo è l’uomo all’uomo
che/quando non conosce quale sia (chi gli sta davanti)».

Per il mercante, lupo è chi insiste

senza conoscere.

Leonida, invece, capisce a proprio vantaggio:
«Nunc secunda mihi facis – Adesso stai dalla mia parte».

Per Plauto, è il non conoscere che ci rende feroci.

È la conoscenza che ci rende dèi gli uni per gli altri.

La trave

E mi ricordo, Signore,

quel giorno in cui hai perso la pazienza
davanti a chi giudicava

sempre

e in fretta:

«Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio,
e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza

dall’occhio di tuo fratello» (Matteo 7,5).

Perché conoscere il bene e il male

non basta.

Bisogna conoscere il bene e il male

in sé stessi.

Solo allora l’uomo smette di essere lupo,
e diventa simile a te
senza superbia,
senza paura,

senza violenza.

Antonio Pinna (Salmista ad Aristan)

“«Homo homini lupus», così dicevano gli antichi” – Da Salmo 566DELL’ALBERO, DEL LUPO, DELLA TRAVE – Editoriale di Antonio Pinna (Salmista ad Aristan)


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