DISINGANNO


Editoriale del 28 ottobre 2020

Le immagini quando sono efficaci e potenti, si fissano nel cervello, perforano le barriere dello spazio e del tempo e diventano chiavi interpretative di processi e fenomeni apparentemente eterogenei. Così se si guarda Disinganno, la scultura di Francesco Queirolo della seconda metà del 1700 che spicca tra i magnifici capolavori della Cappella Sansevero a Napoli, vedendo quel genietto alato che reca in fronte una piccola fiamma che aiuta l’uomo a divincolarsi dalle maglie intricate di una rete che l’avvolge, mentre indica il globo terrestre ai suoi piedi, simbolo delle passioni umane, non può fare a meno di pensare all’intreccio dei pregiudizi che ci imprigionano, condizionando le nostre valutazioni e decisioni, e al solo strumento di cui disponiamo per liberarcene, una ragione che ci apra gli occhi e la mente. L’orgoglio ci impedisce di riconoscerli come pregiudizi, e così si radicano nella profondità del nostro universo interiore, trasformano il nostro modo di pensare in un insieme di risposte automatiche inconsapevoli, che non riusciamo a governare e dalle quali siamo invece governati, trasformati senza rendercene conto in marionette che si muovono manovrate da fili invisibili ma tanto solidi da ridurci in schiavitù. La realtà diventa così ben più resistente e inamovibile di ogni sua rappresentazione: se infatti ci si riferisce alla virtuosistica esecuzione della rete del capolavoro del Queirolo, che lasciò stupefatti e quasi sgomenti generazioni di viaggiatori sette-ottocenteschi e continua a stupire i visitatori odierni, le cronache del tempo raccontano che lo scultore dovette personalmente passare a pomice la sua opera, poiché gli artigiani dell’epoca, che dovevano occuparsi della fase di rifinitura, si rifiutarono di toccare la delicatissima rete per paura di vedersela frantumare sotto le mani. Gli odierni artigiani della cultura vorrebbero riuscire a disgregare i pregiudizi che circolano, per lo più incontrastati, nella rete dei social media, ma nella maggior parte dei casi si devono arrendere, prendendo atto del fatto che, pur essendo immateriali, resistono a ogni tentativo di critica che li faccia apparire per quello che sono: inganni che ci accecano e ci tiranneggiano.
Silvano Tagliagambe (Iconologo di Aristan)

“I pregiudizi, pur essendo immateriali, resistono a ogni tentativo di critica che li faccia apparire per quello che sono: inganni che ci accecano e ci tiranneggiano.”
Da DISINGANNO – Editoriale di Silvano Tagliagambe (Iconologo di Aristan)


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