“Ciao Filippo, potresti prestarmi 860 €? Devo pagare urgentemente il dentista e ho problemi con la carta. Te li restituisco stasera”. Martinez ha ricevuto questo messaggio su whatsapp qualche giorno fa, inviato dal mio indirizzo. E, come lui, lo hanno ricevuto gli altri 3500 contatti memorizzati sul mio cellulare. Naturalmente il mittente non ero io, ma un hacker che, dopo essere riuscito a bucare Meta (l’AI di whatsapp), aveva copiato tutti i miei indirizzi e aveva inviato il patetico messaggio tragicomico di cui sopra. Su 3500 umani (compresi alcuni defunti, di cui non ho mai cancellato i numeri) l’hacker spera che ci sia almeno un sempliciotto che abbocchi e invii i soldi al suo IBAN. Io, appena ricevute due o tre telefonate (di cui una del mio vero dentista che, capito lo scherzetto, ironizzava che io avessi cambiato medico e poi chiedessi a lui i soldi per pagarlo) ho subito rimosso whatsapp (e, per cautela, la app della banca) e lasciato in pasto all’hacker le risposte degli amici. Da quel momento sono stato travolto da decine e decine di telefonate, perché la mia rubrica contiene legioni: ex-studenti, ex-fidanzate, parenti e conoscenti, registi e giornalisti, musicisti e preti, colti e inclite si sono premurosamente manifestati. Da mio cugino Renzo di Savona a Renzo Arbore (che ha avvisato prima di tutti la polizia postale, perché “Ciao Arbore” non lo convinceva, secondo lui avrei scritto “Ciao Renzo”), da vicini di casa di quarant’anni fa all’inviato del Corriere in Ucraina Lorenzo Cremonesi (lì per lì perplesso che gli avessi fatto, a lui che è a Kiev sotto le bombe, una richiesta così inopportuna), dai divertiti Giuliano Ferrara e Paolo Virzì fino all’ottimo Nicola Calocero con preziosi consigli. Il mio cruccio è che, siccome ognuno era apostrofato con “Ciao” più il nome con cui è memorizzato sul cellulare, e siccome sono sicuro di aver memorizzato qualcuno non con il nome di battesimo ma con altri epiteti (per esempio, tra tanti Mattei, mio figlio Matteo è memorizzato come “Figlio” e quindi gli è arrivato un “Ciao Figlio” impossibile da prendere sul serio), temo che qualcuno abbia ricevuto “Ciao Rompicoglioni”, “Ciao Merdaccia” o “Ciao Stronzo” cui fa seguito la richiesta di 860 euro. Spero di non aver offeso pesantemente nessuno e soprattutto sono contento che nessuno abbia perduto un euro. Non credeteci, se vi chiederò soldi in futuro: il dentista non ti chiude nello studio finché non lo paghi, gli puoi fare un bonifico anche il giorno successivo. Davvero struggente il malinconico finale “Te li restituisco stasera”: il Gatto e la Volpe 3.0.
Fabio Canessa (Preside del Liceo Olistico Quijote di Aristan)
“Davvero struggente il malinconico finale “Te li restituisco stasera”: il Gatto e la Volpe 3.0.” Da DATEMI 860 EURO, VE LI RESTITUISCO STASERA – Editoriale di Fabio Canessa (Preside del Liceo Olistico Quijote di Aristan)



