HA VINTO IL NO, CHE TRISTEZZA!


Editoriale del 06 dicembre 2016

Chi-Dice-No

Ha vinto il NO e io dovrei essere contento perché ho votato NO. Invece sono triste come se avesse vinto il SI, perché questo referendum non prevedeva vincitori. Così è rimasto tutto come prima, e siccome prima eravamo insoddisfatti, lo rimaniamo anche adesso. Se avesse vinto il SI, qualcosina sarebbe migliorata e molto sarebbe peggiorato, per cui saremmo stati insoddisfatti ugualmente. Quello che ho capito io, della riforma combinata con la legge elettorale, è questo: il NO significava un’idea della democrazia che rispecchiasse fedelmente il panorama degli elettori, garantendo (con una mentalità proporzionale) una quota di potere a tutte le forze in campo, con il rischio della paralisi e della ingovernabilità a causa di veti incrociati e lobbies varie, ma con una più limpida aderenza alla situazione reale; il SI significava un’idea della democrazia che, libera da lacci e lacciuoli, garantisse (con una mentalità fortemente maggioritaria) la governabilità a chi ottiene la maggioranza (anche relativissima) dei voti, con il rischio di una legge super truffa (basta una percentuale irrisoria per comandare tutto) e di una deriva oligarchica, ma con mani più libere per 5 anni, fino al successivo responso delle urne. La vittoria del SI avrebbe preoccupato per lo spavaldo arrembaggio al potere, quella del NO deprime per la sensazione spiacevole di un’immobilità asfittica. I fautori del SI sono convinti che, in fondo, la democrazia, specialmente oggi con l’Europa, non può essere altro che un’oligarchia illuminata; i fautori del NO preferiscono rimanere ancorati a una tradizione imperfetta e complessa, ma più sfaccettata e sicura. I nostri tempi, orfani di ogni ideologia, veloci e pieni di compromessi e contraddizioni, sembrerebbero più adatti alla mentalità del SI, perché il NO ha un innegabile retrogusto nostalgico alla De Mita e D’Alema. Nella mia fantasia malata, mi sarebbe piaciuto che i nostri figli, con slancio ottimista e generoso, avessero votato SI e i nostri padri, con serietà più rigorosa e diffidente, avessero votato NO; noi potevamo anche non andare a votare e stare a guardare come andava a finire. Se ho votato NO è per un motivo estetico e per uno etico: il primo è che non me la sentivo di avallare un testo della Costituzione scritto così male al quale, in un compito scolastico, avrei dato 3; il secondo è che mi pareva osceno ridurre il senato a un’assemblea di sindaci scelti dall’alto, un organismo in continua mutazione, caotico e sgangherato. Ma se dicessi che gioisco per la vittoria, perché oggi l’Italia ha fatto un passo avanti, sarei più bugiardo di Renzi, Berlusconi e tutti gli altri politici messi insieme.

Fabio Canessa
(preside del liceo olistico “Quijote”)


Ha vinto il NO e io dovrei essere contento perché ho votato NO. Invece sono triste come se avesse vinto il SI, perché questo referendum non prevedeva vincitori. Così è rimasto tutto come prima, e siccome prima eravamo insoddisfatti, lo rimaniamo anche adesso
(da HA VINTO IL NO, CHE TRISTEZZA! editoriale di Fabio Canessa)
Siamo tutti nella merda – da Liquirizia (1979) diretto dal regista Salvatore Samperi , Ricky Gianco canta Siamo tutti nella merda

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