C'ERA UNA VOLTA…L'ISPIRAZIONE


Editoriale del 24 settembre 2019

C’era una volta un Tarantino geniale, il cui cinema splendeva puro come un diamante: l’esordio strabiliante con “Le iene”, il capolavoro assoluto “Pulp fiction”. Maestro del rituale della vendetta (“Kill Bill”), di dialoghi assurdi e ralenti trascinanti. Capace di strappare lo sguardo allo spettatore, di mescolare i generi impaginando avvincenti fumetti thriller con cadenze epiche e risvolti melò, il tutto condito da ironia postmoderna e metacinematografica. I suoi film erano paurosi come gli horror più feroci e spassosi come le commedie comiche più divertenti. I tempi si dilatavano per esplodere in sequenze elettrizzanti e comprimersi in fulminanti sparatorie, gli attori disegnavano personaggi perfetti, il guazzabuglio di stili si fondeva con un magistrale senso dello spettacolo. Officiando il rito del cinema in un cocktail di violenza e umorismo, frullava John Ford e Sergio Leone, omaggiava il western all’italiana con contorno di musiche vintage, una spruzzata di sadismo e politica antirazzista (“Django unchained”). Già nel formidabile “Bastardi senza gloria” dimostrava come il cinema avesse il potere di riscrivere la storia, facendo morire Hitler dentro una sala cinematografica. Tarantino c’è anche oggi ed è sempre lui, sempre tecnicamente impeccabile, sempre ossessionato dai medesimi temi: “C’era una volta a…Hollywood” è l’ennesimo omaggio all’immaginario di mezzo secolo fa, dai western di serie B ai telefilm, dalla musica pop alle sigarette fumate una dietro l’altra (nella realtà e nei film), e anche stavolta il cinema cambia gli eventi reali. Il DiCaprio attore in declino e la sua controfigura Brad Pitt abitano, nella Hollywood del 1969, accanto alla villa dove Sharon Tate fu uccisa dalla banda Manson e dimostreranno che la pratica della violenza allenata dai tanti filmacci che giravano può tornare utile a cambiare il corso degli eventi. Insomma, Tarantino è sempre Tarantino, ma non è più geniale. Fossimo crociani, diremmo che gli manca l’ispirazione: il meccanismo di tensione e divertimento sembra essersi inceppato, il gioco diventa artificioso e compiaciuto. Tarantino indugia ad accarezzare con inquadrature nostalgiche i cartelloni pubblicitari dell’epoca (“Il gigante” con James Dean, “La signora nel cemento” con Frank Sinatra), si strugge nel citare e celebrare Sergio Corbucci, però trascura ritmo, tensione e progressione narrativa. Inserisce qua e là dei flashback gratuiti, introduce una voce fuori campo dopo oltre due ore dall’inizio, dà l’impressione di girare a vuoto e rischia la maniera di se stesso. I cinefili hanno pane per i loro denti e i più preparati faranno a gara nel riconoscere titoli, echi e richiami (del “Matt Helm” con Dean Martin è perfino riportata un’intera sequenza), gli attori sono tutti superlativi (tranne il bollito Al Pacino), i venti minuti finali sono memorabili, gli incassi saranno confortanti. Ma in quasi tre ore la scintilla del genio non si accende mai.

Fabio Canessa (Preside del Liceo Olistico Quijote di Aristan)

 

C’era una volta un Tarantino geniale, il cui cinema splendeva puro come un diamante: l’esordio strabiliante con “Le iene”, il capolavoro assoluto “Pulp fiction” (da C’ERA UNA VOLTA…L’ISPIRAZIONE – Editoriale di Fabio Canessa)


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