I 10 FILM MIGLIORI DEL 2019


Editoriale del 31 dicembre 2019

1. PARASITE di Bong Joon Ho 

2. L’UFFICIALE E LA SPIA di Roman Polanski  

3. JOKER  di Todd Phillips 

4. IL CORRIERE  di Clint Eastwood 

5. THE IRISHMAN  di Martin Scorsese

6. AVENGERS ENDGAME di Joe e Anthony Russo 

7. IL SINDACO DEL RIONE SANITA’ di Mario Martone 

8. UN GIORNO DI PIOGGIA A NEW YORK di Woody Allen  

9. LE MANS ’66 LA GRANDE SFIDA di James Mangold

10. CREED II  di Steven Caple Jr.  

Un’ottima annata per il cinema, quella del 2019. Tanto che, nel compilare la top ten, ho dovuto lasciar fuori titoli che, in altri anni, avrebbero occupato il podio. Su tutti è imperdibile “Parasite”, il Downtown Abbey in salsa coreana: un’opera formidabile, trascinante, complessa, eclettica e ricca di idee ed energia che cercheremmo invano nel cinema occidentale odierno. La lotta di classe, le dinamiche familiari e la degenerazione della società capitalista sono raccontate in un originale guazzabuglio di generi, governato dalla sovrana architettura di un regista strepitoso: comico, tragico, sentimentale, thriller, psicologico, grottesco, splatter e politico si mescolano in una centrifuga emozionante e intelligente, scritta, girata e interpretata alla perfezione. Tanto di cappello al novantenne Eastwood e all’ottantenne Scorsese che hanno confezionato due opere magistrali, quasi summa del loro cinema: due splendidi thriller morali che raccontano l’America, lo struggimento del tempo che passa e la presenza della morte. Sembra Clint Eastwood anche il Mangold di “Le Mans ’66: la grande sfida”, per il robusto taglio etico che contrappone il coraggio e il talento dei piloti eroici all’avidità ottusa e pusillanime dei colletti bianchi. La Marvel ha concluso la saga che ha segnato l’immaginario del Duemila con il gran finale degli Avengers, mentre “Creed II” ha chiuso in bellezza la saga di Rocky, aggiornando il conflitto tra Stati Uniti e Russia, tra padri e figli, tra boxe e famiglia, tra vendetta e riscatto, tra il cinema di ieri e quello di oggi. Il miglior italiano è il capolavoro teatrale di Eduardo De Filippo, diventato cinema purissimo grazie a Mario Martone: teso e appassionante, sembra anche questo un po’ l’Eastwood di “Gran Torino”, per come celebra il coraggio del sacrificio nella miseria di un’umanità senza salvezza. Potete trovare ancora nelle sale altri due inossidabili ottantenni di genio: il Polanski perfetto dell’affare Dreyfus e l’ultimo delizioso Woody Allen. Che racconta la metropoli di New York come una selva ariostesca dove i personaggi si perdono, incrociando i loro destini sotto una pioggia che inquieta e riconcilia; a ritmo di jazz, perché la vita va saputa improvvisare con elasticità e prontezza. Il tutto all’insegna del trascorrere del tempo, rappresentato dall’orologio di Central Park e da un linguaggio cinematografico impeccabile nello scandire le sorprese agrodolci che il caso ci riserva. Anche per il 2020 che inizierà stanotte: con l’augurio che l’anno nuovo sia tanto buono per la vostra vita vera quanto quello vecchio lo è stato per la fiction cinematografica. 
Fabio Canessa (Preside del Liceo Olistico Quijote di Aristan)

 

è imperdibile “Parasite”, il Downtown Abbey in salsa coreana: un’opera formidabile, trascinante, complessa, eclettica e ricca di idee ed energia che cercheremmo invano nel cinema occidentale odierno (da I 10 FILM MIGLIORI DEL 2019 – Editoriale di Fabio Canessa)

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