10 TAHITIANE E UN MARINAIO


Editoriale del 29 agosto 2018

Pitcairn ha perso la fede. Pitcairn è il popolo più piccolo del mondo, nato per sbaglio e per peccato, nel piacere. Il piacere mi fè, disfecemi il mercato.
Il popolo di Pitcairn è nato da una “vela” di massa, nel senso oristanese di negligenza dell’obbligo scolastico. Ed è nata lo stesso anno della Rivoluzione francese, fatto non casuale. Pitcairn è la parodia gioiosa, scherzosa del progresso.
La ribellione ebbe l’appoggio solo di un terzo dei 40 marinai a bordo del “Bounty”, nave inglese mandata alla ricerca di risorse naturali da predare. Nave legale, nave ingiusta. Ma i marinai, maltrattati dal loro comandante, ebbero l’occasione di conoscere le donne tahitiane e la loro disponibilità naturale e semplice al piacere. Nella scelta tra il comandante e le tahitiane, tra un Super-io castrante e un Es apparentemente senza limiti, non ebbero dubbi. Scacciarono il comandante, lo abbandonarono in mare: e questo poco prima che a Parigi Luigi XVI perdesse la testa. Ribellione illegale, ribellione giusta.
I marinai ribelli, una decina, si portarono via da Tahiti una ventina di donne e salparono per un’isola sconosciuta, allo scopo di non essere ritrovati mai più. Volevano essere dimenticati, la morte civile nell’estasi dei sensi.
Purtroppo l’uomo è un legno storto: nel giro di pochi anni, tra omicidi e suicidi, era sopravvissuto solo un marinaio, dieci donne e 13 bambini (figli di un po’ tutti).
Allora il superstite non si diede per vinto, e dopo il Peccato originale -che aveva dato origine alla sua comunità- trovò una seconda ragione di vita nella religione. C’era una Bibbia tra gli oggetti portati sull’isola, e lui la lesse e la fece leggere alle sopravvissute e ai bambini. Risultato: la comunità di Pitcairn, creata e quasi distrutta dal testosterone, fiorì. Nove generazioni di Pitcairnesi si sono succedute, e l’isola arrivò ad avere oltre 200 abitanti, una conigliera.
Ma da cinquant’anni la popolazione ha ricominciato a contrarsi, e oggi è di 40 abitanti a scendere. Perchè? Anche loro, i Pitcairnesi, esattamente come gli oristanesi e i madrileni e i dakaresi, vogliono più soldi, più carriera, più macchinoni. Non riescono più a scopare, senza quelle cose. Hanno perso la fede, ma non nella religione (quella permane): nella loro propria capacità di scopare. Ci riuscivano nel 1789 con i cocci di una nave e due coltelli, e il peso del peccato originale sul collo; non ci riescono oggi con un’isola ben avviata, e perdonata. Hanno bisogno di Bmw e sushi bar: il loro attrezzo portatile, così ben funzionante due secoli fa, sembra non basti più. Questa è la perdita della fede, che genera morte. Non si perde la fede nella religione, ma nel proprio corpo.

Gianluigi Sassu (Asiatista di Aristan)

Scacciarono il comandante, lo abbandonarono in mare: e questo poco prima che a Parigi Luigi XVI perdesse la testa. Ribellione illegale, ribellione giusta. (da 10 TAHITIANE E UN MARINAIO – Editoriale di Gianluigi Sassu)

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