L'UOMO CHE CADDE SULLA TERRA


Editoriale del 13 gennaio 2016

Mi sento osservata e confusa. Ripenso alle ore passate a guardare il video di Bowie e Marianne Faithfull che cantano “I got you babe”, ipnotizzata dalla loro bellezza. Ripenso ai tre anni in cui ho fatto sempre la spesa ascoltando la versione tedesca di “Heores”, ai viaggi in macchina in cui tutto ciò che era fuori dal finestrino scompariva perché per me esistevano solo le note di “Station to Station”. Ripenso a quando ero piccola e la domenica mattina mio papà metteva le canzoni di Bowie a volume talmente alto che lo sentiva tutto il palazzo, e io ero felice perché avevo aspettato per sette giorni quel momento. Ripenso alle infinite serate passate a leggere i suoi testi su Velvetgoldmine, ai giorni in cui mi sarei sentita sola se non ci fossero state le sue canzoni capaci di leggermi dentro, a tutte le volte in cui ho ascoltato “Let’s dance” e mi sono messa a ballare da sola in camera, a quelle in cui la sua voce mi ha portata davvero sulle stelle.
Ripenso al suo nuovo album: non riuscivo a capire il motivo per cui fosse così oscuro, mentre ora ha tutto un senso. Ripenso ai giorni prima della mia laurea, in cui ascoltavo solo “Space Oddity”, e a quello in cui è morto Lou Reed. Ero a pezzi ma mi consolava sapere che David era ancora qui. Mi sento confusa perché non so dare un nome al ruolo che ha Bowie per me, osservata perché l’unica certezza che ho adesso è che lui è tornato nel pianeta in cui è nato, che non è il nostro, e da lì ci sta guardando. Mentre si diverte, come solo lui sa fare. Mi sembra persino di sentirlo, sta cantando “Rebel Rebel”.

Raffaella Mulas
(Oscurologa di Aristan)

COGLI L’ATTIMO

 

I Got You Babe cantata da David Bowie e Marianne Faithfull (1973)

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