A 70 ANNI DALLA NASCITA, A 20 ANNI DALLA MORTE: MARTINEZ SECONDO PASOLINI


Editoriale del 20 luglio 2021

Che cosa direbbe oggi Pier Paolo Pasolini, si chiedono in molti. Noi ci chiediamo invece che cosa direbbe Filippo Martinez, che oggi compirebbe 70 anni. Pasolini è morto nel 1975, Martinez si è dichiarato morto nel 2001, esattamente vent’anni fa. Entrambi registi, poeti, narratori, visionari, anarchici, eclettici, disturbatori della quiete pubblica. Entrambi ultratradizionali e postmoderni, entrambi potentemente dalla parte della vita, con le antenne sensibilissime pronte a captare il più impercettibile sintomo di cancro: il conformismo, l’abitudine, la pigra accettazione delle idee ricevute, il pregiudizio, l’ipocrisia vengono fiutati e rigettati quando il naso più fine ne percepisce appena un lieve tanfo. Entrambi sperimentatori instancabili, già stufi dell’ultimo strepitoso gioco cui si sono applicati e pronti a entusiasmarsi per un nuovo incertissimo inizio. Prima di Giorgio Gaber hanno fulminato in corto circuito la polarizzazione tra destra e sinistra. Più utopisti di Mario Capanna, più immarcescibili di Silvio Berlusconi, più bizzarri di Adriano Celentano, più imprevedibili della vita. Sono convinto che se Filippo Martinez fosse ancora vivo non esiterebbe un minuto a dichiararsi morto, perché le rotture di coglioni di vent’anni fa, rispetto a quelle di adesso, erano un passatempo delizioso e intelligente. E poi, ve li immaginate Pasolini e Martinez sui social? I cantori di Accattone e delle Termopili a commentare i like alla Ferragni e il Ddl Zan? Brindiamo al fortunato spermatozoo di Martinez, che settant’anni fa vinse la sua corsa, con i versi di una poesia di Pasolini che calza a pennello per tutti e due. Riposeranno in pace quanto più agiteranno la coscienza di chi è rimasto in vita:
Io sono una forza del Passato.
Solo nella tradizione è il mio amore.
Vengo dai ruderi, dalle Chiese,
dalle pale d’altare, dai borghi
dimenticati sugli Appennini o le Prealpi,
dove sono vissuti i fratelli.
Giro per la Tuscolana come un pazzo,
per l’Appia come un cane senza padrone.
O guardo i crepuscoli, le mattine
su Roma, sulla Ciociaria, sul mondo,
come i primi atti della Dopostoria,
cui io sussisto, per privilegio d’anagrafe,
dall’orlo estremo di qualche età
sepolta. Mostruoso è chi è nato
dalle viscere di una donna morta.
E io, feto adulto, mi aggiro
più moderno d’ogni moderno
a cercare i fratelli che non sono più.

Fabio Canessa (Preside del Liceo Olistico Quijote di Aristan)

“Brindiamo al fortunato spermatozoo di Martinez, che settant’anni fa vinse la sua corsa, con i versi di una poesia di Pasolini che calza a pennello per tutti e due.”
Da A 70 ANNI DALLA NASCITA, A 20 ANNI DALLA MORTE: MARTINEZ SECONDO PASOLINI – Editoriale di Fabio Canessa (Preside del Liceo Olistico Quijote di Aristan)

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