80 ANNI DI LETTERATURA SOPRAFFINA: AUGURI A CLAUDIO MAGRIS . Editoriale del 9 aprile 2019


Per festeggiare gli ottant’anni che Claudio Magris compirà domani, da oggi il Corriere della Sera pubblica ogni settimana un suo libro, alternando saggi, romanzi, racconti e teatro. Si comincia con “Danubio”, forse il capolavoro di uno scrittore che ha ibridato narrativa e saggistica, trovando lo stato di grazia nell’equilibrio tra i due generi. Se non lo conoscete, correte subito in edicola e iniziate a leggerlo stasera stessa. Peccato solo che, in questa collana, non abbia trovato posto “Lei dunque capirà”, che vi consigliamo di andare a cercare in libreria (edito da Garzanti) e berlo come aperitivo prima di addentare il più voluminoso “Danubio”. Si tratta infatti di un breve racconto, dolente ed essenziale, che vi permetterà di entrare nella letteratura di Magris dalla porta di servizio, in modo più intimo e familiare: impossibile, leggendo la storia del novello Orfeo che chiede agli Inferi di riportare in vita la sua Euridice, non pensare a un’ispirazione autobiografica e alla scrittrice Marisa Madieri, la moglie di Magris scomparsa anni fa. Struggente e autoironico, l’Orfeo-Magris riesce a ottenere la restituzione della donna non per la commovente bellezza del suo canto, ma per l’insistenza cortese, un po’ gravata da una pignola pedanteria burocratica. Sinceramente innamorato dell’amata perduta, angosciato dall’assenza al fianco del letto e preoccupato della sorte tenebrosa toccata a lei, prima ha scritto e cestinato pagine di sincera retorica piagnucolosa, poi ha riempito con puntigliosa precisione i moduli e i documenti di “belle frasi, suppliche e preghiere da far piangere i morti”. Indirizzate al Presidente del Consiglio di Amministrazione di quella Casa di Riposo dalla quale nessuno torna, delicata allegoria di un al di là in cui “sembra di essere sul fondo del mare, dove tutto è fermo, immobile, anche il tempo”, fra “acquitrini limacciosi e gorgoglianti che non ci lasciano dormire”. Ma anche stavolta la risalita fallisce: non per colpa di Orfeo che si volta, ma è la donna stessa che, all’ultimo momento, decide di non riemergere alla vita terrena. Perché il suo Orfeo è un poeta convinto di dover “dire le cose, la verità, ciò che tiene unito o disgrega il mondo, costi quello che costi”. E alla domanda di lui su “cosa c’è veramente qui dentro e come sono veramente le cose”, lei non se la sente di rivelargli che il segreto della vita è ignoto anche a coloro che l’hanno perduta. Il volto del Presidente non si riesce a scorgere neppure dall’altra parte dello specchio, in quell’ipnotico abisso confuso. Se sulla terra “non si capisce niente per via di quella musica a tutto volume, qui tutti stanno zitti o parlano così piano che non si capisce nulla ugualmente”, senza sapere niente di più su quel “qualcuno che dirige tutta la baracca”. E poi, con che cuore ricominciare a “cucinare, lavare, fare all’amore, andare a teatro, invitare qualcuno a cena, ringraziare per i fiori, parlare, equivocare e fraintendersi, come sempre, dormire alzarsi rivestirsi”? Meglio non deludere quel brav’uomo un po’ tronfio dei suoi successi letterari, che molto devono (all’insaputa di tutti) proprio all’apporto della donna che, in silenzio, ne ha asciugato le chiacchiere ridondanti. Così, volendo fare un omaggio alla preziosa presenza femminile all’ombra dell’intellettuale, Magris finisce col raccontare il groviglio inestricabile di buona fede e opportunismo che costituisce l’essenza del cuore umano. Che è poi l’argomento di ogni sua opera: talvolta trasfigurato dall’invenzione romanzesca, più spesso scandagliato negli scrittori, mitteleuropei e non, da lui amati e studiati.
Fabio Canessa (Preside del Liceo Olistico Quijote di Aristan)

“Lei dunque capirà” … un breve racconto, dolente ed essenziale, che vi permetterà di entrare nella letteratura di Magris dalla porta di servizio, in modo più intimo e familiare (da 80 ANNI DI LETTERATURA SOPRAFFINA: AUGURI A CLAUDIO MAGRIS  – Editoriale di Fabio Canessa)

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