AD OCCHI CHIUSI


Editoriale del 8 novembre 2018

Sembra che esista una nuova frontiera per l’ibernazione. Non la scelta balzana di qualcuno che decide di farsi surgelare dopo aver firmato un contratto che gli assicura che verrà svegliato tra due o trecento anni in un mondo migliore. Quanto, piuttosto, un’ibernazione di breve periodo, una sorta di letargo, tale da permettere a un astronauta (ne tratta Matteo Cerri in “A mente fredda”, Zanichelli) di affrontare senza problemi un viaggio interstellare rendendolo resistente alle radiazioni cosmiche, che altrimenti ucciderebbero anche un cavallo. Sono del resto noti i vantaggi dell’uso del freddo nella cura di molte malattie, anche se la disciplina è in via di sviluppo. Si intravede dunque un diffuso utilizzo dell’ibernazione. Vivremo circondati da dormienti, ibernati e crioconservati, tutti con gli occhi rigorosamente chiusi. Però, per ritornare ai viaggi interstellari, che gusto ci sarà a essere congelati, impacchettati e spediti in catalessi su un esopianeta senza nemmeno avere la possibilità di guardare dal finestrino? Non sarebbe meglio sognarla a occhi aperti, la stella Kepler-452?

Marco Schintu
Ufficio pesi e misure di Aristan

Andremo in letargo come le marmotte? Tra chi ha gli occhi chiusi, come distingueremo un ibernato da un semplice dormiente o da un cadavere ben conservato? (da AD OCCHI CHIUSI, editoriale di Marco Schintu)

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