AI MARGINI DELLA CATASTROFE


Editoriale dell'8 agosto 2019

Nel 1945 due bombe atomiche rasero al suolo in Giappone prima Hiroshima (il 6 agosto) e poi Nagasaki (il 9 agosto), causando nel giro di pochi giorni la morte di non meno di 200.000 persone. In un’altra vita, alla fine del secolo scorso, ho incrociato l’esistenza di qualcuno che a quella tragedia è scampato. Per cinque anni ho lavorato con Akira Kudo, uno scienziato giapponese. Il 9 agosto 1945 Akira aveva sei anni e abitava a Nagasaki. Quando esplose la bomba, si trovava per sua fortuna fuori dalla città, lontano abbastanza per sopravvivere alle radiazioni ma non così tanto da non vederne il bagliore accecante. Perse per lungo tempo l’uso della parola, in seguito divenne balbuziente e lo rimase tutta la vita. Si laureò in ingegneria nucleare in Texas, poi si dedicò alla ricerca in Canada e Giappone. La balbuzie lo costringeva a pesare ogni parola e non sprecarne nemmeno una. Si capiva che non riusciva a dimenticare l’apocalisse. Ancora a cinquant’anni dal lancio della bomba, continuava a cercare tracce del plutonio che il fall-out radioattivo aveva disperso su Nagasaki. E nei sedimenti della baia, tra fango e sabbia, continuavano a comparire capelli umani. Impossibile dimenticare.

Marco Schintu
(Ufficio pesi e misure di Aristan)

Nel 1945 due bombe atomiche rasero al suolo in Giappone prima Hiroshima (il 5 agosto) e subito dopo Nagasaki (il 9 agosto), causando nel giro di pochi giorni la morte di non meno di 200.000 persone…

Da AI MARGINI DELLA CATASTROFE – Editoiale di Marco Schintu

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