ALL'ORIGINE DELLA DEMOCRAZIA


Editoriale del 7 luglio 2015

Dove sta lo scandalo se il premier Alexis Tsipras ha deciso di indire un referendum per consultare tutti i cittadini greci sull’accettazione o meno dei sacrifici imposti dall’Unione Europea per mantenere l’euro? Pur avendo letto e riletto tutti i commenti dei principali giornali italiani che lo accusano di pericolosa demagogia, a me continua a sembrare pura democrazia. Certamente pericolosa, perché prevede un salto nel buio dagli esiti difficilmente calcolabili. Ma allora bisognerebbe avere il coraggio di dire che la democrazia va bene solo quando non implichi scelte rischiose, altrimenti è preferibile un governo illuminato che si guardi bene dal lasciare democraticamente il verdetto al popolo. Può anche darsi che questo ragionamento sia giusto, basterebbe confessare che il bene dello Stato viene prima del valore della democrazia. Una volta ammesso questo, se ne può discutere. Invece noi italiani, che non votiamo da tre governi a questa parte (Monti, Letta e Renzi), vogliamo dare lezioni di democrazia a chi l’ha inventata. Conviene allora affidarci a Jonathan Swift, l’autore dell’immortale “I viaggi di Gulliver” e di celebri provocazioni come “Una modesta proposta”, dove suggerì di mangiare i bambini poveri per garantire la sopravvivenza del popolo irlandese. Nella brillante dissertazione “L’arte della menzogna politica” (edita da Ibis), pubblicata nella Londra del 1710, in mezzo alla feroce lotta tra Whigs e Tories, contesta il luogo comune secondo il quale la verità alla fine prevarrà, convinto che “come il più infimo scrittore ha i suoi lettori, così il più gran bugiardo ha i suoi creduli”. Iniziando dal primo bugiardo della storia, il diavolo, che fece della menzogna un uso politico poiché tolse autorità al Principe provocando la disobbedienza dei sudditi, argomenta con logica implacabile l’efficacia della bugia, per la quale, una volta diffusasi, è difficilissimo risalire all’autore e che necessita di tempi brevissimi, visto che, anche se “è creduta solo per un’ora, essa ha già svolto il suo compito” e la verità arriva sempre troppo tardi, “come il medico che ha scoperto una medicina infallibile dopo che il paziente è deceduto”. Se la verità affiora solo a tratti nella vita privata, dalla politica è assolutamente bandita. E se vedere è potere, pensate a “come si divertirebbe un uomo che avesse la straordinaria facoltà visiva di vedere le menzogne, come hanno in Scozia quella di vedere i fantasmi; a come si divertirebbe ad osservare le varie forme, dimensioni e colori di quelli sciami di menzogne che aleggiano sopra le teste di alcune persone come mosche intorno agli orecchi di un cavallo d’estate”. Ancora più attuale risulta uno scritto anonimo sul medesimo argomento, in passato attribuito anch’esso a Swift ma oggi riconosciuto al suo amico John Arbuthnot: il progetto per un manuale del politico bugiardo, fondato sulla tesi che i cittadini non hanno diritto alla verità in materia di governo, con una dettagliata classificazione dei vari tipi di menzogna e una doverosa ripartizione dei ruoli fra chi le inventa e chi le mette in circolazione: “nessuno infatti diffonde così bene una menzogna come colui che ci crede”. Difficile esprimere meglio l’identikit del tipico premier europeo del 2015.

Fabio Canessa
preside del Quijote, Liceo Olistico di Aristan

COGLI L’ATTIMO

 

“Il denaro è una cattiva misura” dice il capitano Achab, e ha ragione. Nel video intitolato “Il tempo dei topi di fogna” – prodotto dall’Università di Aristan – i Nemesis, con le voci di Filippo Martinez e Giulio Giorello, affermano che nessuno dovrà tentare di cancellare l’Italia, la Grecia e la Spagna in nome dello spread.

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