ALMENO I BAMBINI


Editoriale del 28 ottobre 2018

L’Italia soffre. Tra spread, manovre e figuracce internazionali non reggono più i discorsi consolatori sulle passate glorie. Il made in Italy, la lirica, il cibo non addolciscono lo sguardo tedesco sulla penisola. Cosa possiamo insegnare alla Francia, cosa ci può far rispettare dalla Norvegia? Va bene Pavarotti, ma la disoccupazione? Milano si trasforma in una capitale di idee, ma le discariche abusive? Gli spaghetti al pomodoro, certo, ma le periferie abbandonate? La risposta stava in un filmino di famiglia, anno 1987. Venti minuti di riprese al mare, dieci a una cena nella casa di campagna, poi in pizzeria. L’ho capito lì. Smettiamola di esportare panettoni. Esportiamo bambini italiani. Nel video sgranato ce n’erano a frotte, seduti a tavola, più o meno composti, in alcuni momenti in masse gridanti si rincorrevano tra il tavolo e il cortile. Erano i miei cugini, gli amici, i figli dei vicini. É pratica sempre più diffusa nell’Europa del nord lasciare i figli a casa quando si va a cena in ristorante, quando si incontrano gli amici, quando si visitano i musei. I bambini disturbano, imbarazzano, attirano occhiate di sdegno se si comportano male, hanno bisogno della loro routine. E di menu dedicati, percorsi culturali immaginati per loro, confinati nel “family time”. Esportiamo bambini italiani, quelli che le statistiche definiscono i più maleducati d’Europa, quelli che un po’ interrompono i grandi, ma sanno anche che verranno ignorati, che vedono la gioconda dopo ore di fila senza troppi traumi. I bambini che vanno ai matrimoni, che quando muore un nonno stanno lì e vedono le lacrime e in parte capiscono, in parte mettono insieme i pezzi di quella che un giorno chiameranno società. Bambini che vivono fuori dalle riserve, cenano con i genitori, corrono per la chiesa e fanno i capricci al supermercato. In Danimarca non succederebbe, perché nessuno si sogna di portarli in un luogo in cui non ci sia un recinto a contenerli, mentre i grandi si rilassano. Esportiamo bambini italiani e i norvegesi si inchineranno al nostro coraggio.

Eva Garau (Precaria di Aristan)

 

Esportiamo bambini italiani, quelli che le statistiche definiscono i più maleducati d’Europa, quelli che un po’ interrompono i grandi, ma sanno anche che verranno ignorati, che vedono la gioconda dopo ore di fila senza troppi traumi (da ALMENO I BAMBINI – Editoriale di Eva Garau)

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