ALTRI BARBARI VERRANNO


Editoriale del 13 febbraio 2017

“Altri barbari verranno, perché dovremmo preoccuparci?” scrive Mahmoud Darwish. Ho aperto il libro a caso in una di quelle congreghe internazionali che si raccolgono sempre intorno al bordello. Sono simpatici, urbani, mediocremente colti. Nelle librerie provvisorie trovate sempre un principio d’indignazione e giustizia: “I barbari riempiranno il vuoto delle città, appena più alte del mare, più possenti della spada in tempo di follia”. Quindi perché dovremmo preoccuparci? Il buon vino, le lenticchie di tradizione indiana in salsa britannica, le danze, la koinè gargarizzata di Hollywood: medici, ingegneri, manager di questo o quell’altro, pennivendoli…in un ventricolo l’avventura e nell’altro il bene remunerato. Finiscono per starvi sul grugno, tanto vi somigliano nel rappresentare lo sforzo labile e collettivo che vorrebbe aggiustare le storture del presente, nell’incarnare la botte sufficientemente piena e la moglie focosamente alterata, l’incapacità di mollare gli ormeggi ed essere ultimi fra gli ultimi, inutili e perfetti. “Forte batteranno i tamburi e altri barbari verranno. Cosa hanno a che fare cinquantamila morti con questo breve matrimonio?” Così ho evitato il taxi e infilato Ramallah di notte, non una scelta di classe ma di pancia, passo dopo passo contro il vino buono ho sfociato sulla statua di Mandela, ci fumavano addosso due guappi stonati nel quartiere residenziale come puledri in corsa sul ghiaccio.

Luca Foschi
(Inviato di guerra da Aristan\ Aristan’s war correspondent)

Altri barbari verranno, perché dovremmo preoccuparci? ( da ALTRI BARBARI VERRANNO, editoriale di Luca Foschi)

da Attila flagello di Dio (1982), regia di Castellano e Pipolo, interpretato da Diego Abatantuono

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