NON AMMESSO!


Editoriale del 17 giugno 2014

Scene di panico a scuola per gli studenti respinti. Ogni bocciatura viene vissuta dai genitori dello schiantato come una tragedia e, quel che è peggio, come un’umiliazione per l’intera famiglia. Sembra di leggere sui loro volti tutta l’ignominia che sarà rovesciata addosso da compagni di classe e amici, parenti e affini. Che figuraccia con i cugini, i vicini di casa, gli zii… Come faremo a sostenere la pressione psicologica sociale? Io provo instancabilmente ogni anno a circoscrivere la disgrazia nella rotondità del mondo, a concepirla nella sua pusillanimità una volta inserita nel tempo e nello spazio. Infiniti, come già sapeva Leopardi. Mentre la bocciatura è finitissima. Allora tento, con razionalità illuminista, un ragionamento che non fa una piega: la perdita di un anno al liceo sembra una catastrofe ed è invece un’inezia. Quanti anni perderanno all’università gli studenti che non hanno mai perso neppure un mese nella scuola superiore? Le statistiche ci dicono che quasi nessuno si laurea quando dovrebbe. Anche i migliori finiscono un anno o due fuori corso. La maggioranza staziona a bagno maria all’università per una decina di anni o più, cioè è come se bocciasse al liceo quattro o cinque volte. Ma lì la bocciatura magicamente non è più avvertita come tale. Eppure, risulta, a conti fatti, ben più dolorosa, perché comporta spese folli: ogni anno fuori corso prevede tasse raddoppiate o triplicate, l’esigenza di vivere fuori casa, con cifre spaventose di affitto, vitto e viaggi. Se poi il figlio è anche un pochino debosciato, sai che vita del cazzo si organizzerà nella grande città, lontano dal controllo dei genitori! Sex and drugs and rock and roll, cantava Ian Dury. Il bimbino istiantato al liceo, al contrario, vive a casa sua, controllato (se vogliono) dai genitori, e costa pochissimo. Se esistesse una contabilità che confrontasse le spese del bocciato al liceo con quelle dello studente universitario fuori corso, le famiglie del bocciato al liceo festeggerebbero a champagne lo spread tra i due risultati. Vaglielo a spiegare di fronte ai quadri con scritto “non ammesso” al liceo sotto casa, a loro così indifesi dal ludibrio universale! Eppure è così. Consigliamo ai commercialisti in erba, ai giovani assunti dalle banche per convincere i capifamiglia a stipulare assicurazioni sul futuro e ai vari rompicoglioni finanziari di attrezzarsi con i dati reali delle uscite di spesa familiare per i figli e provare a convincere babbi e mamme di quale rendita siano possessori nel caso fortunato in cui il figlio bocciasse al liceo, mettendosi così al riparo della tempesta che si abbatterebbe sui loro quattrini se lo studente avesse fatto il vagabondo negli anni universitari. Vedremmo legioni di genitori raccomandarsi a presidi e insegnanti di schiantare senza pietà il figlioletto debole negli studi. Poi serata al bar a pagare da bere a tutti per il pericolo scampato.

Fabio Canessa
preside del Quijote, Liceo Olistico di Aristan

COGLI L’ATTIMO

 

da Paz! (2002) diretto da Renato De Maria, tratto dai fumetti di Andrea Pazienza. Con Max Mazzotta

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