ANCHE GLI ANGELI MANGIANO FAGIOLI


Editoriale del 14 luglio 2014

Se non fossimo così pigri e condannati a noi stessi ritaglieremmo un po’ di tempo per farci gli affari del mondo. Esigenti sul tempo di cottura dei maccheroni e la rotondità del sugo (eh, la vi ho lasciati) lo saremmo anche sugli aggettivi, l’intuizione di uno scatto, le inquadrature e il montaggio delle riprese, la dizione e il ritmo di un racconto radiofonico: i vasti, ambigui e polifonici strumenti per la narrazione dei fatti. Se ci impicciassimo dell’altro lontano saremmo dei raffinati degustatori delle cose vere o prossime alla decenza del verosimile, in un poderoso riequilibrio di budella e neuroni degno di segnare una svolta nel progresso antropologico dell’umanità. Se fossimo insopportabili, cattedratici ma umili sommelier dei fatti oltre che dei cataplasmi di mamma sapremmo che i palestinesi si trovano dal 1967 in una condizione di apartheid condannata con la risoluzione n° 242 dell’ONU. E se fossimo così accurati e sensibili nella degustazione troveremmo una domanda fra la punta della lingua e il limitare degli alveoli: perché il popolo che ha subito la più feroce manifestazione d’odio e follia nella storia dell’umanità, una persecuzione lunga due millenni e un tentato genocidio, è diventato un freddo e insensibile colonialista? Perché tutto può avvenire e avvenire ancora, tutto, e ancora, mentre pensiamo di volere e sapere, e invece è solo saliva, e pettegolezzo di lavandaie.

Luca Foschi
(Inviato di guerra da Aristan\ Aristan’s war correspondent)

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