APOLLO CREED ME LO FACCIO A COLAZIONE


Editoriale del 25 settembre 2017

Scordatevi le uova crude, io faccio colazione con una zeroventi di caffè e una sigaretta, ma poi esco per la strada come su un ricuperato possedimento, il match si avvicina e devo fare fiato ai filtri zozzi dei polmoni e tenere il peso: 69 chili di puro cronista. Così mi si spalanca la periferia, le cartacce spazzate dal maestrale in un vortice e i drogati che s’imbucano nello spaccio o in farmacia, Marino il meccanico in pensione siede con i piedi a trastullo come un bimbo e canta un’aria di Modugno e mi gonfia il cuore manco fosse una mondina e allora accelero, provo i colpi nel vuoto, bang bang bang, diretto montante gancio, sto già sfiancato, ci vuole rabbia sul ring io invece ho troppo spasso troppo amore non posso che perdere. Ma tiro dritto, c’è Ale che passa in macchina e mi saluta, se ne va a lavoro in palestra poi al bar con quegli occhi neri da million dollar baby che ci sprofonderebbe intero il mercato della frutta dove si vocia, ci si strappa la laringe per la spigola in offerta e gli uomini hanno braccia irsute e barrose, proprio lì dove Francesca espose gli scatti fatti in accademia, i guappetti sudati che oscillano sotto la corda tesa, hanno storie di violenza, famiglie sminchiate, lunghi pomeriggi pieni di nulla e io sono con loro, dentro di loro, per loro, o maestro Vacca che s’infuria per la posizione del mento e gli occhietti azzurri gli si inferociscono in un diamante e vedo la finale per il titolo europeo a Belgrado nel 1961, i larghi colletti inamidati delle camicie inclusi. Così tiro dritto, bang bang bang, è un tripudio di massaie devastate e uomini cancherosi e gialli, neri e verdi, migranti e papponi e io corro, annaspo, montante montante gancio, Tonio mi ha visto andare e venire, “devi correre, muoviti cazzo!” urla davanti a casa, l’unica cosa avanzata a un titolo europeo e una sfida per il mondiale in Messico, il resto nel cesso della gloria effimera e sì, sì, il quartiere ha tradizione, così tiro dritto, schivo un diretto, passo davanti al tabaccaro dove lo stato fotte coi grattini vari la ciurma dei penultimi, tiro dritto e vi ho nell’anima, la cronaca pompa vigorosa nel sangue, chiudo gli occhi e mi danzate là dove il linguaggio non arriva e ho vinto, ho vinto, ho già vinto.

Luca Foschi
(Inviato di guerra da Aristan\ Aristan’s war correspondent)

il quartiere ha tradizione, così tiro dritto, schivo un diretto, passo davanti al tabaccaro dove lo stato fotte coi grattini vari la ciurma dei penultimi, tiro dritto e vi ho nell’anima, la cronaca pompa vigorosa nel sangue, chiudo gli occhi e mi danzate là dove il linguaggio non arriva e ho vinto, ho vinto, ho già vinto. ( da APOLLO CREED ME LO FACCIO A COLAZIONE, editoriale di Luca Foschi)
da Rocky (1976) diretto da John G. Avildsen, con Silvester Stallone

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