ARIDATECE ANDREOTTI


Editoriale del 4 marzo 2018

Al seggio elettorale, questa mattina, poggerò la schiena alla colonna del corridoio e starò ad osservare. Voglio capire se c’è qualcuno che, incuneata la scheda nell’abisso dell’imperscrutabile, uscirà a passo leggero, mosso dalla speranza. Qualcuno che crede che da domani si ricominci. É colpa mia. Ho visto Verdini (Ala) in TV da Formigli e non ho cambiato canale. E quindi ho ascoltato, parola per parola, la più potente e cinica lezione di realismo storico degli ultimi dieci anni. Al cesso le ideologie, lo scherzetto dei populismi, la sofisticazione sfaticata del timore di un ritorno del fascismo. Mancano 15 deputati a una coalizione? Mica serve comprarli. Saranno loro, spontaneamente a confluire. Perché i candidati vogliono stare al governo. Il potere è il più grande collante al mondo. Perché non ci avevo pensato prima? Perché ho tergiversato sulle incertezze di Di Battista alla domanda su possibili alleanze, a quella di Grasso, a quella di Salvini? Verdini, nell’auspicare l’avvento dell’era Renzusconi non si nasconde dietro la formula magica “ce lo chiede l’Europa” (e ce lo chiedono i mercati, la Merkel, i nostalgici della DC, i delusi che non si ricordano più perché sono incazzati, e i comici inglesi che non hanno studiato prima di preparare le battute). No, Verdini lo dice candidamente: Renzi e Berlusconi conoscono le regole del gioco, non rischiano di farsi mezzo campo con il pallone sottobraccio, infilarlo a canestro e poi lamentarsi perché l’arbitro insiste che si doveva palleggiare. Ecco, Verdini non ha proprio detto che l’onestà se appaiata all’incompetenza è inservibile. Mica è scemo. La verità è che l’Italia è un Paese democristiano che aspetta fiducioso il ritorno del grande centro. La verità è che chi non è democristiano rimpiange esperienza, metodo e coscienza pratica. E ci sono solo due alternative. La prima è la versione sbiadita di una classe dirigente che non ha lasciato eredi. La seconda è la deriva populista di un’accozzaglia di crociati dell’ultim’ora che marcia scomposta in nome della razza. Leggete le carte Andreotti sulla Palestina, sull’Europa, sull’occupazione, sui rapporti con l’Unione Sovietica. Andreotti sapeva persino indicare l’Afghanistan su una carta geografica (senza vantarsene in giro). Aridatece Andreotti, aridatece la religione civile, pilastro di ogni Stato. Riprendetevi il cristianesimo da battaglia, le ruspe e i congiuntivi.

Eva Garau (Precaria di Aristan)

Leggete le carte Andreotti sulla Palestina, sull’Europa, sull’occupazione, sui rapporti con l’Unione Sovietica. Andreotti sapeva persino indicare l’Afghanistan su una carta geografica (senza vantarsene in giro). Aridatece Andreotti (da ARIDATECE ANDREOTTI, editoriale di Eva Garau)

da Il tassinaro (1983) diretto ed interpretato da Alberto Sordi

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