ASPETTANDO I BARBARI


Editoriale del 26 gennaio 2015

Se lo dice Gianni Vattimo siamo fottuti amici: “Purtroppo il sistema ha sviluppato delle difese immunitarie imponenti. Ma il sistema chi è? Parto, arrivo, faccio la conferenza, me ne vado. E mi sento in colpa. Questo è lo strumento difensivo del sistema: il senso di colpa”. O meglio, a dire il vero mi son sentito meglio quando mi ha sganciato sto tenero siluro. I vegliardi, specie filosofi, specie grandi filosofi, gliene frega una mazza degli equilibri del dire. Scazzano tutto, anatomopatologi dell’Essere e punto. E nell’Essere ci sono pure loro, fino ai capelli. È venuto a Cagliari per parlare di Israele e Palestina Vattimo. In luglio, mentre gli F-16 di Netanyahu massacravano Gaza ha rilasciato un’intervista in cui sosteneva che: “È il momento di fare le Brigate Internazionali, come in Spagna: anche in Israele c’è un regime fascista che sta distruggendo un popolo intero, c’è un genocidio in atto”. Apriti cielo! Bordello! Incazzati come belve! Sacrilegio! L’ultimo pezzo di Vattimo su un giornale risale al primo agosto. Insomma, l’hanno segato. A Cagliari il padre del “pensiero debole” ha ripetuto la stessa cosa, con toni meno veementi, s’intende. Nessun fuoco d’artificio, l’ortodossia bella e buona di qualsiasi narrativa filo-palestinese. Ha detto pure qualche corbelleria. Non voleva fare il filosofo. S’è diminuito, per essere utile, per ritrovare la voce. La sala strabuzzava di carni: docenti universitari, studenti, cittadini attivi, esoterici, ex dell’ONU, maestre elementari, vegetariani, pacifisti, anarchici, veterocomunisti, giocolieri, magari qualcuno del Mossad, perché no, insomma, tutta la cricca minoritaria che gli girano le trippe perché ritengono che il mondo vada in merda. E in effetti in merda ci va di brutto. Un po’ come sempre. Solo che quando è venuto il momento di fare le domande si sono esibiti tutti in tre minuti, tanto gli è stato concesso, di provincial-solipsismo. Tutti a cantare la loro sulle grandi anse della storia e i segreti e il male e soprattutto le soluzioni. Manco stessero al bar sotto casa. Vattimo annuiva, gentile, posato. Mi hanno fatto pena. Non per le minchiate proferite, ma perché avevano uno dei più grandi filosofi contemporanei e si sono fatti una pippa, spesso non seguita da applauso. Una delle ragioni per le quali la sinistra va sempre a ramengo: la banalità del bene. Naturalmente era pieno di persone discrete e preparatissime. Non hanno detto una parola. Durante l’intervista, mentre la sala si svuotava, gli ho chiesto di farlo, il filosofo: “L’Occidente ha una componente autodistruttiva. In questo momento è il luogo della secolarizzazione,. C’è un problema di destino. Non sono convinto che le nostre ragioni prevarranno. Come potrebbero, se esportiamo la democrazia con le bombe? Mi sento occidentale fin nei precordi, ma ho profondi sensi di colpa verso questo mio sentimento. Guardo i paesi altri aspettando qualcosa, forse i barbari come scrive Kavafis”. Avrei potuto seguirlo a cena, mi sarebbe piaciuto. Ma gli ho detto che era il compleanno di mia madre. “Allora falle gli auguri”, mi ha detto. Proprio un ganzo, il vegliardo. (Grazie ad Annamaria Brancato per lo scatto).

Luca Foschi
(Inviato di guerra da Aristan\ Aristan’s war correspondent)

COGLI L’ATTIMO

 

da Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (1970) diretto da Elio Petri ed interpretato da Gian Maria Volonté

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