AVANTI E INDIETRO


Editoriale del 1 settembre 2020

Riparte dopo il Covid la stagione cinematografica con due filmoni attesi dai tempi del lockdown e finalmente sdoganati. Uno è l’ultimo prodotto d’animazione della Disney Pixar ed è intitolato “Onward”, che significa ‘avanti’. L’altro invece potrebbe essere intitolato ‘indietro’, tutto incentrato com’è sull’inversione temporale: si tratta di “Tenet”, parola palindroma (cioè che si legge in entrambi i sensi) tratta da una celebre frase tutta palindroma: sator opera tenet arepo rotas. Che il regista Christopher Nolan si crogioli nel lambiccato lo sanno bene quanti hanno visto “Inception” o “Interstellar”, ma stavolta esagera: quando, dopo pochi minuti di film, ci si accorge che un personaggio si chiama Sator e un altro Arepo, che la parola d’ordine tra spie è un verso di Walt Whitman e che i dialoghi almanaccano spiegoni di fisica, abbiamo già il latte alle ginocchia. La trama è talmente misera da sembrare l’ossatura di uno 007 di serie B, i personaggi così insipidi da lasciarci del tutto indifferenti sulla loro sorte, la sceneggiatura fa cadere le braccia al punto che la motivazione per cui il cattivo vuol distruggere il mondo è che ha un cancro terminale, per cui siccome muore lui vuole che muoiano tutti. Complimenti per l’ideona, visto che il kolossal è costato più di 10 milioni di dollari. Che si vedono tutti, perché il plot sconfortante è farcito di sequenze spettacolari dalla tecnica prodigiosa, di effetti speciali eccellenti, tra esplosioni e sparatorie girate qua e là per il mondo senza badare a spese, da Londra ad Amalfi, da Mumbai a Oslo, dalla California alla Danimarca. Maniacalmente attento alle sue riprese avveniristiche, Nolan dimentica di dirigere gli attori (un anonimo Robert Pattinson e l’inespressivo John David Washington, che non sembra aver ereditato il talento di papà Denzel) né si preoccupa di irrobustire il plot. Ecco che, per complicare il tutto, ci sono delle armi, inviate dal futuro al cattivone russo, capaci di invertire il tempo: l’arzigogolo prevede così che sullo schermo le immagini scorrano all’indietro (le pallottole sparate rientrano nelle pistole, le bombe esplose ritornano nel terreno, ecc.) come nella moviola del calcio, con relativa soddisfazione dello spettatore, che non si eccita troppo ad assistere per oltre due ore e mezza a questo giocattolo pretenzioso contenente le spiegazioni palloccolose dell’algoritmo e della tenaglia temporale. Quando nel finale si intersecano nella medesima sequenza due o tre piani temporali nei quali i medesimi personaggi agiscono nel passato, nel presente e nel futuro, l’ammirazione per l’abilità di Nolan cresce di pari passo al rompimento di palle. Anche perché, per dare enfasi a un plot scipito e farraginoso, ogni inquadratura è accompagnata da una frastornante colonna sonora che si sforza di dare enfasi epica alla supponente filosofesseria. Meglio allora non andare indietro, ma ‘avanti’, “Onward”, e godersi il fantasy della Pixar, dove un giovane elfo che si strugge per non aver conosciuto il padre, morto prima della sua nascita, ha l’opportunità di richiamarlo in vita grazie a un rito magico, con esiti buffoneschi e commoventi, sino al colpo d’ala finale, draghesco e poetico. Ci diverte e ci sorprende molto di più della stucchevole tiritera di corti circuiti temporali architettata da Nolan per stupire di continuo a ogni costo. Per cui lo spettatore abbraccerebbe il protagonista di “Tenet” quando, a metà film, dichiara: “a questo punto non mi sorprendo più di nulla”.  

Fabio Canessa (Preside del Liceo Olistico Quijote)

 

Ecco che, per complicare il tutto, ci sono delle armi, inviate dal futuro al cattivone russo, capaci di invertire il tempo: l’arzigogolo prevede così che sullo schermo le immagini scorrano all’indietro (le pallottole sparate rientrano nelle pistole, le bombe esplose ritornano nel terreno, ecc.) come nella moviola del calcio (da AVANTI E INDIETRO – Editoriale di Fabio Canessa)

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