I BAFFI DI HITLER E IL SORRISO DELLA GIOCONDA


Editoriale del 27 gennaio 2020

Siamo metamorfici. Fluttuiamo come gigantesche nuvole di storni che, emigrando verso l’Africa, disegnano in cielo figure ipnotiche in perpetua mutazione. Siamo tutte le foto, tutte le parole, le canzoni, i campi di papaveri, i sogni, gli amori, gli amici, i film, le nostalgie, i cani, i rimorsi, le improvvise allegrie, le insospettabili esitazioni della nostra vita. Siamo i baffi di Hitler e il sorriso della Gioconda. Ciascuno di noi è un tutto irripetibile e, come dice Ernst Mach per definire la parola Gestalt da lui inventata, “Il tutto è diverso dalla somma delle sue parti”.

Salvador Dalì, Thomas Deininger e Giuseppe Arcimboldi, sono tre artisti contemporanei che con le loro opere illustrano alla perfezione questo concetto.

A Figueres, in Catalogna, nella casa-museo di Salvador Dalì c’è un grande salotto, da una parte tutto appare normale: divani, dipinti, oggetti d’arredamento; sulla parete opposta invece troneggia la fedele riproduzione a grandezza naturale di un grande cammello con tra le gobbe una specie di cornice; dietro il cammello c’è una scala, se si sale e si osserva attraverso la cornice il salotto di fronte, con un sorprendente gioco di prospettive, assumerà le sembianze dell’attrice Mae West.

Thomas Deininger crea bocche, occhi, pesci, copie di dipinti famosi; opere che, osservate da vicino, confondono lo spettatore rivelando un gioco inquietante di tappi, bamboline, penne rotte, bottigliette e altri materiali sottratti alla spazzatura e assemblati magistralmente.

All’apparenza meno inquietante è Giuseppe Arcimboldo, un pittore che gioca assemblando realisticamente vegetali di tutti i tipi per formare volti coloratissimi. Le sue immagini fanno sorridere ma sanno insinuarsi nell’inconscio e, a tradimento, possono riaffiorare nella notte tra un sogno erotico e un reflusso gastrico. 

 

Filippo Martinez (Storico dell’arte contemporanea)

 

Thomas Deininger crea bocche, occhi, pesci, copie di dipinti famosi; opere che, osservate da vicino, confondono lo spettatore rivelando un gioco inquietante di tappi, bamboline, penne rotte, bottigliette e altri materiali sottratti alla spazzatura e assemblati magistralmente”. Da I BAFFI DI HITLER E IL SORRISO DELLA GIOCONDA – Editoriale di Filippo Martinez (Storico dell’arte contemporanea)

 

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