BALENTÌA VERA E FASULLA


Editoriale del 11 ottobre 2019

Un tempo erano diffuse le gare i cui si doveva mostrare la propria balentìa, il proprio valore. C’erano le prove indolori dove potevi rischiare soltanto una brutta figura. Tipo le sfide a “chintolza” (la cinghia dei pantaloni), a istrumpa (senza cinghia), che non erano mai pericolose, se uno accettava di perdere.  

In altri casi facevi dei giochi dove dovevi dimostrare agilità, forza fine a se stessa, resistenza o coraggio.

Però purtroppo, perché si vuole rasentare l’eroismo, c’erano anche prove di abilità che avevano bisogno del sacrificio di un animale, per il quale c’è sempre qualcuno che pare divertirsi, almeno così dice il loro psichiatra.

Per esempio la corsa a sa pudda (la gallina), la si interrava con la sola testa fuori. Praticamente era un’esibizione di abilità a cavallo e piegamento della schiena. L’avrei resa più selettiva e meno cruenta sostituendola con una moneta a terra.

Di solito era una festa dedicata al santo, un collega quindi della gallina, anche lui un martire.

In queste gare il rischio era solo per l’animale, che sperava solo di soffrire poco e trovare subito uno molto bravo che le staccasse il collo di netto.

Qualcuno salutava la madre la mattina, si faceva il segno della croce, e si recava sullo stradone: doveva esibirsi in coppia con una gallina. Capirei delle sfide impervie, quali la lotta nell’acqua bassa con un coccodrillo; chi resiste più a lungo a stare dentro una tana spaziosa con una puzzola; chi abbassa prima lo sguardo con una civetta.

Invece la sfida è sempre impari, spettacolare per merito del sacrificio scontato dell’animale. Come appunto le gare di abilità a cavallo che comportano però il tiro del collo di una banale gallina ovaiola, neanche da combattimento.

Capirei se partecipasse alla sfida forzata un pitbull o un bel dogo argentino, per renderla internazionale. Ma in quel caso i partecipanti rischierebbero di diventare mancini e non poter fare quindi gare di destrezza.

Un tempo c’era il tiro al piccione. L’hanno sostituito con un piattello. “Molto meglio così – mi ha spiegato un conoscente, tiratore praticante – col piattello il riscontro è oggettivo. I piccioni sono troppo diversi l’uno dall’altro, poco allenati al volo”. Discorso di grande presa di coscienza balistica.

 

Nino Nonnis (Zoo Roastro)

 

 

Un tempo c’era il tiro al piccione. L’hanno sostituito con un piattello. “Molto meglio così – mi ha spiegato un conoscente, tiratore praticante – col piattello il riscontro è oggettivo. I piccioni sono troppo diversi l’uno dall’altro, poco allenati al volo”. Discorso di grande presa di coscienza balistica (da BALENTÌA VERA E FASULLA – Editoriale di Nino Nonnis)

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