BEATI I POVERI


Editoriale del 20 marzo 2018

La trasparenza, come si dice, ha reso pubblici anche quest’anno i redditi dei componenti del governo. Al primo posto svetta alla grande la ministra della Pubblica Istruzione Valeria Fedeli, la più ricca di tutti con un reddito che supera 182 mila euro. La notizia può essere commentata da tre punti di vista, fra i quali ognuno può scegliere la Welltanschauung in cui più si riconosce. Versione invidia sociale: come è possibile che una carriera nella CGIL riesca a produrre un reddito maggiore di quello che tanti illustri papaveri di origini benestanti hanno accumulato grazie a patrimoni familiari, dirigenza di aziende, mestieri di alta professionalità, docenze universitarie ai massimi livelli, banche, attività imprenditoriali e altre nobili e/o lucrose fonti di guadagno? Il sindacato dei lavoratori di sinistra, in un momento di crisi come l’attuale, dove l’impoverimento generale è testimoniato da dati allarmanti di qualsiasi sondaggio, può far sì che lo zio Paperone del governo Gentiloni sia l’unico ministro che arriva da lì? Possibile che il rappresentante progressista degli interessi della classe operaia e lavoratrice sia il più ricco di tutti i politici di prima fila? Versione piccolo borghese: come è possibile che una signora attempata non laureata né diplomata abbia nel 2018 più soldi di tutti gli altri suoi colleghi ministri, plurilaureati, talvolta anche professori all’Università, passati al vaglio di severi concorsi e di sacrifici di studio e impegno? Vedi che studiare non serve a nulla? Tra l’altro l’impunita aveva fatto credere sul suo sito di essere diplomata e laureata, prima di essere sbugiardata da Dagospia e costretta a cancellare i titoli menzogneri. Quando nessuno di noi la passerebbe liscia firmando una falsa autocertificazione di portata ben più limitata. Vedi che essere sinceri, onesti e ligi alla legalità è da coglioni? Versione mistica: i beni mondani sono effimeri, spiegava già Virgilio a Dante nella Commedia. Dio ha voluto che fossero affidati alla Provvidenza, che a sua volta li consegna alla sorte, la quale si compiace di distribuirli a casaccio, con un divino senso dell’umorismo, mutandone spesso il possesso, per cui “i ben vani” passano “di gente in gente e d’uno in altro sangue,/ oltre la difension d’i senni umani”. Cioè l’imperscrutabile volontà divina riempie di quattrini le tasche della Fedeli (e prima o poi gliele svuoterà, arricchendo qualche altro sventurato) proprio per farci capire che i soldi non contano un cazzo. Ma noi duri non lo capiamo e ci ostiniamo a prendercela col destino crudele che fa godere Valeria, lasciando a noi solo pochi spiccioli. E così, anziché ringraziare la Provvidenza per averci illuminato con questo sbilenco ma lampante sillogismo (la Fedeli è ricchissima, io no, dunque la ricchezza è una stronzata), le diamo “biasimo a torto e mala voce”, cioè la bestemmiamo perché i soldi doveva darli a noi e non a lei. Invece il denaro è lo sterco del demonio, di cui i ricchi sarebbero schifosamente lordi. Lo stesso Papa Francesco non fa che ripeterlo: “Il diavolo entra sempre dal portafoglio”. Se gli siamo fedeli, preghiamo per l’anima della Fedeli.

Fabio Canessa
Preside del Liceo Olistico Quijote

Invece il denaro è lo sterco del demonio, di cui i ricchi sarebbero schifosamente lordi. Lo stesso Papa Francesco non fa che ripeterlo (da BEATI I POVERI, editoriale di Fabio Canessa)

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