BEIRUT NIGHT JAZZ


Editoriale del 27 giugno 2016

beirut_by_ygtnomaam

Fa caldo, fa caldo e Nicole si affila le unghie lungo i suoi sedici anni e intorno ai suoi occhi di strega mentre Shadi rivolta sulla brace un tubo di pane e carne e i gatti si spalmano sull’asfalto. Fa caldo, la casa vuota è un merdaio, dio maledica i parigini e la loro bohème, sminchiano tutto e se ne vanno, nei secoli dei secoli, vengano russi maghrebini indocinesi a divorarseli nella nemesi. Fa caldo perdio, il ventilatore soffia lento su Almost blue e il pesce fritto del vicino e i muri crivellati della guerra civile sudano, e sudano le camicie sui fili e il panettiere addormentato e mi sudano le palle, fa caldo ve lo dico, il mare si rovescia invisibile su Beirut come una brodaglia protozoica e il Portogallo batte la Croazia con un furto grandioso. Fa caldo sul nano e sulla piccola siriana, sulle loro rose a Mar Mikhail dove tutti s’avvinazzano in un’illusione d’occidente, fa caldo sulle chiese armene di Achrafyye e sul papa argentino e sul genocidio, fa caldo maledizione, fa caldo sulla ferrari del compare del figlio dell’oligarca, fa caldo sui popliti profumati al passaggio, sulla voglia impossibile del nero che sgobba ai piatti, piove mare e salsedine su tutta la benedetta suburra, sui guerriglieri e gli sbirri e i tassisti sciiti, e il costruttore druso e la sua puttana sunnita. Fa caldo ve lo giuro, e questo non è che uno spiffero nella notte universale, caldo sui precipizi e gli orizzonti, caldo su tutte le formiche mondiali e i presidenti del governo, sulla confederazione delle città bollite e la carboneria ecumenica degli insonni, molti versi di molti poeti sono nel petto di ubriachi e solitari ma per quanto mi riguarda possono finire dentro il cesso insieme ai francesi, fa caldo cazzo, e quando tornano col loro passo Truffaut li prendo a calci nel culo, lui e lei, fluttuanti e colpevoli secondo la giurisprudenza storica dei ritorni, a sonori calci nel culo dico, e poi ballo da solo, anzi ballo con tutte le domestiche etiopi alle finestre, così dolci, così dimesse, così irrimediabilmente alla deriva da rappresentare per un istante l’umanità nella luce delle case che si spengono.

Luca Foschi
(Inviato di guerra da Aristan\ Aristan’s war correspondent)


Fa caldo ve lo giuro, e questo non è che uno spiffero nella notte universale, caldo sui precipizi e gli orizzonti, caldo su tutte le formiche mondiali e i presidenti del governo, sulla confederazione delle città bollite e la carboneria ecumenica degli insonni…
(da BEIRUT NIGHT JAZZ editoriale di Luca Foschi)
da A qualcuno piace caldo (1959) diretto da Billy Wilder con Marilyn Monroe Tony Curtis e Jack Lemmon

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