A BOP BOP A LOOK OP A LOP BOP BOOM


Editoriale del 12 maggio 2020

A bop bop a look op a lop bop boom! L’incipit di “Tutti frutti” corrisponde per il rock a “Nel mezzo del cammin di nostra vita” per la poesia. E Little Richard è stato per il rock quello che il latino e il greco sono stati per la lingua e la letteratura. In principio era il blues, ma subito dopo è da Richard Penniman (in arte Little) che si sono sprigionate tutte le scintille che hanno elettrizzato le rockstar più famose e non hanno ancora smesso di lampeggiare nella musica di oggi. Gli urli acuti di una vocalità isterica, il pianismo percussivo indiavolato, la scansione velocissima e swingante di testi scandalosamente osceni o assurdamente nonsense costituiscono l’essenza del rock and roll. Perché il rock nasce selvaggio e nero con Little Richard (e Chuck Berry), poi Elvis Presley lo addomesticherà da par suo per il pubblico bianco e ne farà un fenomeno commerciale da industria miliardaria. Dalla rivoluzione soul viscerale e appassionata di Little Richard nasceranno James Brown, Sam Cooke, Otis Redding e, infine, Prince. L’istrionismo spettacolare della sua scatenata presenza scenica sarà il prototipo su cui si modellerà Mick Jagger, mentre Paul McCartney imparò a comporre ascoltando “Long tall Sally”. La sua sessualità ambigua e contraddittoria (si è dichiarato prima eterosessuale, poi omosessuale, poi bisessuale e infine eterosessuale omofobo, ogni volta smentendo la dichiarazione precedente) ispirerà David Bowie. Finì anche in galera, accusato di organizzare orge e fare il guardone di coppie gay che ospitava nella sua auto. Bob Dylan, in un’intervista, dichiarò che il suo massimo desiderio sarebbe stato quello di essere il chitarrista della band di Little Richard. Ma un chitarrista Little Richard ce l’aveva già, e si chiamava Jimi Hendrix, che stravedeva per il suo capo. Nessuno ha rappresentato la trasgressione del rock più di Little Richard, così zuppo di alcool e droga che al confronto Vasco Rossi è sobrio e astemio. Nessuno ha interpretato l’anima religiosa del rock più profondamente di Little Richard, credente fervente che partì dal gospel per fare poi il predicatore, diventando addirittura pastore di un’università cristiana in Alabama. La medesima carica visionaria lo rendeva capace di trascinare il popolo del rock e i fedeli della chiesa: sesso, droga e rock and roll si fondevano nel misticismo. Dagli anni Cinquanta a oggi è stato omaggiato da tutti quelli che gli dovevano la carriera: sia i Beatles che i Rolling Stones lo invitarono a suonare nei loro concerti come guest star e perfino Adriano Celentano (che dice di avere iniziato a cantare con “Rip it up” e “Ready Teddy”) lo volle ospite nel suo “Fantastico” per duettare con lui. Il figlio Danny Penniman ha comunicato l’altro ieri la notizia della morte del padre Richard, a 87 anni. Ci si può stare, con una vita così spericolata: a un’età del genere non ci arrivano facilmente neppure i morigerati casti e astemi che vanno a letto alle dieci dopo il brodo o il semolino. 

 

Fabio Canessa (Preside del Liceo Olistico Quijote di Aristan)

 

A bop bop a look op a lop bop boom! L’incipit di “Tutti frutti” corrisponde per il rock a “Nel mezzo del cammin di nostra vita” per la poesia. (da A BOP BOP A LOOK OP A LOP BOP BOOM – Editoriale di Fabio Canessa)

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