BORGES, L' ISLANDA. FORSE LA PATAGONIA...


Editoriale del 26 gennaio 2020

Per Borges la nostalgia del presente è quella di un uomo che non desidera che trovarsi in Islanda accanto a una donna, desiderandolo mentre si trova proprio in Islanda, proprio con quella donna. Tra le cose delle quali sentire la mancanza mentre ancora si possono afferrare: la pioggia inaspettata mentre cammini incurante; le banane testarde cresciute tra i blocchi di cemento del quartiere; la canna della bicicletta quando ti lasci trasportare; le balle di fieno mimetizzate nella campagna gialla; il rumore dei sassi sott’acqua; l’ultima proiezione al cinema all’aperto. E se la nostalgia del presente fosse una fregatura? La consolazione nichilista di una generazione precaria anche nelle aspirazioni? Pensare alla pioggia, al mare, al cinema e dire: sto. Capisci che Borges si prende gioco di te quando al TG parlano della riforma delle pensioni e tu, ontologicamente prossimo alla scadenza (lavorativa, sociale, psicosomatica) afferri il senso tragico del tuo ancorarti alle balle di fieno dell’oggi. E all’Islanda. Invece che pretendere la pensione, e subito, per andartene in Patagonia finché è inverno, a innamorarti di cose che non immagini.

Eva Garau
(Precaria di Aristan)

 

Per Borges la nostalgia del presente è quella di un uomo che non desidera che trovarsi in Islanda accanto a una donna, desiderandolo mentre si trova proprio in Islanda, proprio con quella donna (da BORGES, L’ ISLANDA. FORSE LA PATAGONIA editoriale di Eva Garau)

 

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