BREVE ODE PER IL CONTE NEGRONI


Editoriale del 17 febbraio 2014

Un terzo di gin, un terzo di Campari, un terzo di Martini Rosso e una sciacquata cattiva in gola. Nel 1920 il conte Camillo Negroni chiese al barman del Caffè Casoni di Firenze, Fosco Scarselli, di modificare l’aperitivo “americano” sostituendo il seltz con il gin in ossequio alla sua ultima visita nella capitale del mondo, Londra. Forse Negroni cercava solo di sentire ancora nel palato lo sprezzante dominio della vecchia Europa colonialista ed elitaria, scavalcata dalle inarrestabili e volgari bollicine yankee. Oggi il negroni è fra gli aperitivi più conosciuti al mondo. Se vi trovate a Cagliari andate a berlo al Lima Lima. Carlo il Grizzly ve lo servirà in un tumbler alto (o Delmonico) in quantità sovrabbondante. Io e lui una volta abbiamo guardato in silenzio l’Atlantico da una spiaggia di Inishmore, isole Aran, inchiodati al metafisico ruminare delle mucche. Ma questa è un’altra storia. Il Negroni è uno dei drink riconosciuti dall’IBA, l’International Bartenders’ Association. Significa che ovunque nel mondo il drink zompa sul tavolo con le stesse fattezze. L’ecumenismo del negroni è la risultante di un principio ascetico. Alla seconda sorsata la perfetta convergenza degli amari vi trasporta lontano dall’urbanità d’origine. Dai vetri di Pinelli, dove i protagonisti della Dolce Vita andavano a mangiare l’amatriciana, vedrete sciami di adolescenti che tornano dai pomeriggi sulla Tuscolana. Hanno versioni di greco nascoste nei diari e ciarlano nel romanesco svaccato in bilico sui tubi, stretti sotto le pensiline, s’infamano s’odiano si baciano soprattutto se piove, hanno cuori come bisacce di stoffa, animalacci senza domani benedetti dal cielo sporco. Poi vorrete essere altrove. Dallo Skybar di Beirut, Downtown, si vede la Linea verde che divise musulmani e cristiani, Piazza dei Martiri dove il popolo fu una voce per cacciare i siriani, il marciapiede sul quale venne posato il corpo divelto di Hariri, le case sciite della suburra spappolate dai caccia israeliani l’anno dopo, e ricostruite sghembe. Ma vorrete essere altrove, senza gioia, niente sorrisi solo occhi cavi come il vuoto, perché il viaggio si compie sotto il dettato dell’anima che affanna, un filo fra necessità e solitudine, la mimetica menzogna del mondo e vostra madre assorta coi gomiti alla finestra, per immaginarvi, palmo a palmo. Carlo il Grizzly e le sue mani sapienti che staccano uno spicchio d’arancia. Da spolpare coi denti quando il negroni è finito.

Luca Foschi
(Inviato di guerra da Aristan\ Aristan war’s correspondent)
foschiluca.com

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