BRUTTI MA NON BRUTI


Editoriale del 1 maggio 2020

Una curiosità m’assale. Se solo mi lascio andare a constatare. Della serie di: “ma non hai altro a cui pensare?”. Non so se Joyce l’avrebbe scritto, e non so se si scrive così.

Ci arrivo e me ne libero: è mai possibile che i brutti e le brutte non sappiano più cantare? O ne sono rimasti pochi e tra fatti e rifatte si è migliorata molto la razza, oppure boh! Lo dico perché un tempo non era così.

Quando ero un ragazzo e mio padre non aveva i capelli bianchi, c’erano entrambe le categorie, quelli belli e quelli brutti. Voi direte “ovviamente”, ma io voglio precisare per renderci conto. Cantava l’erede del mito di Rodolfo Valentino, Alberto Rabagliati, che a vent’anni somigliava a un maturo cavaliere milanese del lavoro. C’erano però anche, e avevano grande successo Luciano Tajoli, Natalino Otto, e poi a venire, Bruno Lauzi, Dalla, Nicola Di Bari, Arigliano! E ci aggiungo il nostro Vittorio Inzaina. Sono scomparsi, non hanno lasciato eredi. Io li riascolto sempre molto volentieri, ma anche perché basta una ricerca su You tube.

Adesso a fianco del fenomeno con bella voce particolare, che sempre ci sarà, ci sono i fenomeni senza voce, particolare o meno, senza scuola, senza talento, senza tutto, ci chiediamo non solo come possano avere successo, ma come possano avere pensato un giorno di potere averne. Probabilmente è dovuto alla proliferazione dei posti di lavoro, grazie ai tanti canali televisivi, ai tanti concorsi, per cui non c’è più la condanna alla gavetta, ma basta un colpo di fortuna che di solito tocca sempre agli altri e uno svolta, almeno per una stagione. Grossa parte di demerito ce l’ha il karaoke, che fa sentire tutti cantanti, basta che gridino.

Un caso a parte è la situazione napoletana. Loro hanno gli stessi idoli nostri, ma in più hanno i loro idoli locali che se ne fregano di non essere conosciuti nel resto d’Italia. Vendono moltissimo, fanno sempre serate, esibizioni, per matrimoni, compleanni, feste e la cosa bella è che non cantano cover, se ne fregano della camorra, e hanno tutti un repertorio proprio. Si fanno chiamare neo-melodici. Da molto tempo.

Gigi D’Alessio ha iniziato così.

 

Nino Nonnis (Sa Cavana [la roncola] di Aristan)

 

Un caso a parte è la situazione napoletana. Loro hanno gli stessi idoli nostri, ma in più hanno i loro idoli locali che se ne fregano di non essere conosciuti nel resto d’Italia. Vendono moltissimo, fanno sempre serate, esibizioni, per matrimoni, compleanni, feste e la cosa bella è che non cantano cover, se ne fregano della camorra, e hanno tutti un repertorio proprio. Si fanno chiamare neo-melodici. Da molto tempo. (da BRUTTI MA NON BRUTI – Editoriale di Nino Nonnis)

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