UN BRUTTO VIZIO


Editoriale del 10 febbraio 2021

Detesto gli invidiosi più di qualsiasi altra categoria umana (seguono gli avari, staccati di poco). La cosa più irritante non è tanto la loro frustrazione, lo sgradevole rosicamento scatenato dalle qualità e dai successi di un altro, quanto il loro perverso, talvolta rimosso, senso di superiorità che trasforma tale frustrazione in un senso di ingiustizia, e la cieca forza distruttrice con la quale si adoperano per riparare all’ingiustizia “delirata”. Già, perché a dispetto della loro presunzione (Papa Gregorio Magno, nel VI secolo, parlando dei vizi capitali faceva discendere l’invidia dalla superbia), l’obiettivo degli invidiosi non è surclassare l’invidiato acquisendone ricchezze, posizione e fama. No, a loro interessa solo distruggere, radere al suolo, cancellare qualunque traccia dell’invidiato.
Gli invidiosi sono sostanzialmente degli idioti, la prova ci viene dal mondo della scienza: nel corso di un esperimento condotto da due docenti universitari britannici, Andrew Oswald e Daniel Zizzo, con un gioco al computer venivano assegnate ai partecipanti, in modo casuale, differenti somme di denaro. Poi veniva data loro la possibilità di intaccare i guadagni degli altri, visibili sullo schermo, restando anonimi ma sacrificando parte delle proprie vincite. Ebbene, il 62% dei giocatori lo ha fatto, pagando fino a 25 centesimi per ogni euro “bruciato” agli altri.
Tra gli invidiosi però esiste una variante dignitosa, quasi nobile; è quella di chi non riesce a negare la superiorità dell’”oggetto” invidiato. Chi appartiene a questa variante può, in qualche modo, essere definito “artista” nel senso più lato del termine. Per gli invidiosi-artisti la bellezza in tutte le sue declinazioni coincide con l’essenza della loro vita. Loro aspirano all’assoluto. Sono i Salieri del film Amadeus che, riconosciuta la sublime grandezza di Mozart, lo odiano, lo avversano, lo tradiscono ma non possono fare a meno di ammirarlo e di amare la sua musica; e come Salieri questi, nella disperazione della sconfitta, alla fine si autoproclameranno “re dei mediocri”. È questa la grande differenza con gli invidiosi comuni, quelli della strada, o dei salotti, o dei palazzi per i quali la bellezza, la perfezione e l’assoluto coincidono miseramente con loro stessi.

Marianna Vitale (Spigolatrice di Aristan)

“Detesto gli invidiosi più di qualsiasi altra categoria umana (seguono gli avari, staccati di poco). La cosa più irritante non è tanto la loro frustrazione, lo sgradevole rosicamento scatenato dalle qualità e dai successi di un altro, quanto il loro perverso, talvolta rimosso, senso di superiorità che trasforma tale frustrazione in un senso di ingiustizia, e la cieca forza distruttrice con la quale si adoperano per riparare all’ingiustizia ‘delirata’.”
Da UN BRUTTO VIZIO – Editoriale di Marianna Vitale (Spigolatrice di Aristan)

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