BUON HALLOWEEN NEL BUIO DEL CINEMA


Editoriale del 31 ottobre 2017

Nella stagione della vendemmia non so quale vino emerga, ma nella stagione cinematografica questa è un’ottima annata per l’horror. Lo dimostra il clamoroso successo di “It”, il blockbuster di lusso tratto dal capolavoro di Stephen King che ha già superato i 10 milioni di euro e stanotte segnerà di sicuro un nuovo record di incassi. A fargli concorrenza, la riedizione del classico “Shining” di Stanley Kubrick e l’ultimo capitolo di “Saw”, che promette i nuovi giochi efferati del perverso enigmista. Genere prediletto dalle giovani generazioni, che rispecchiano in “It” le loro paure adolescenziali incarnate dal mostruoso clown metamorfico Pennywise, e snobbato dai mollaccioni che, non avendo capito che cosa è il cinema, esigono la pedanteria della verosimiglianza e la noia del realismo, l’horror produce grandi film ricchi di invenzioni visionarie che nutrono l’immaginazione, scandagliano l’anima dello spettatore nei recessi più reconditi attraverso il suo sguardo e lo emozionano visceralmente. E il buio in cui è immersa la sala cinematografica offre un contesto ideale per noi nanerottoli, di fronte ai mostri giganti del grande schermo. Per sfondare la frontiera tra realtà e fantasia, Wes Craven inventò in “Nightmare” il famigerato Freddy Krueger, un Pennywise che abita il mondo del sonno, mai rappresentato al cinema in modo così inafferrabile e minaccioso. Il terribile Freddy vive nei sogni dei giovani. Chi si addormenta rischia di incontrarlo e di finire squartato (nel sogno, ma anche nella realtà) dalle lame di rasoio che l’onirico assassino ha al posto delle dita. La trovata geniale puramente cinematografica è che lo spettatore non percepisce il passaggio tra la veglia e l’incubo, perché la cinepresa passa senza soluzione di continuità dalla realtà al sogno, seguendo la mente della giovane protagonista che, nonostante i continui sforzi per rimanere sveglia, ogni tanto soccombe al sonno. E se qualcuno non la sveglia in tempo, arriva Freddy Krueger e anche lo spettatore fa un salto sulla poltrona. Così allo squallore di un cinema sociale che parla didascalicamente del bullismo o delle molestie pedofile, i ragazzi preferiscono giustamente ritrovare questi stessi temi trasfigurati dal fantastico e accesi dall’iperbole orrorifica, capace di sondarli più profondamente e di ancorarli a un immaginario più eccitante del grigio fatto di cronaca raccontato con pretese moralistiche. Perché quando si è giovani andiamo volentieri incontro alle emozioni e siamo attratti dal rischio: la geniale conclusione del romanzo di King è che, al contrario di quanto raccomandano gli adulti, non si può essere prudenti quando si va su uno skateboard. In sintonia con la catarsi della tragedia greca, che racconta storie al cui confronto le imprese di Krueger e Pennywise sono innocenti scherzetti a chi non concede dolcetti e fissa lo status dell’arte come termostato di uno sgomento purificatore. In opposizione alla pigrizia mentale della borghese vecchiaia, il cui più mortifero sintomo è, per parafrasare Lucio Battisti, aver paura di emozionarsi troppo. I veri zombi sono coloro che invocano una fiction innocua, e perciò inutile, perché hanno paura di avere paura.

Fabio Canessa
(Preside del Liceo Olistico Quijote)

i nuovi giochi efferati del perverso enigmista (da BUON HALLOWEEN NEL BUIO DEL CINEMA, editoriale di Fabio Canessa)

da Saw, saga horror creata da James Wan e Leigh Whannell

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