BUONA PASQUA, SE VI PARE


Editoriale del 1° aprile 2018

Scriveva Borges che non c’è altro enigma che quello del tempo. La filosofia ha cercato di risolvere il rapporto tra relatività e immanenza, tra percezione e oggettività. Pensava di esserci riuscito John McTaggart nel 1908 (The unreality of Time) a dimostrare che il tempo non esiste fuori dalla mente. Nella storia i tentativi di allineare i cicli lunari ai calendari, di far coincidere natura e convenzioni, di intrappolare la contingenza entro canoni regolari, abbondano. Già Maya e Atzechi seguivano una combinazione tra il ciclo di Tzolkin (260 giorni) e quello di Haab (360 giorni più cinque “fuori dal tempo”, qualunque cosa significhi). Tralasciamo i casini di Romolo col suo calendario di dieci mesi (avanzavano 61 giorni e si invecchiava in una maniera inaccettabile). A un certo punto arriva Numa Pompilio che crea il mese del papa – il Mercedonio – e va avanti così fino a quando interviene Giulio Cesare in persona, nel 46 A.C, decidendo che ogni anno avrebbe avuto 365 giorni (e chissenefrega di quel disallineamento di 6 ore annuali, deve aver pensato Giulio Cesare). Per tredici secoli tutto bene, ma a Papa Gregorio XIII, che doveva essere un precisino con la preoccupazione tipica della Chiesa che si stressa per i secoli a venire, non andavano giù quelle 24 ore di scarto che si accumulavano ogni 128 anni. Dopo affannosi simposi tra matematici, fu Luigi Lilio, calabrese di Cirò, a risolvere la situazione. Per evitare lo slittamento della Pasqua di qualche giorno ogni quattro secoli non si poteva che saltare tre anni bisestili e avanzare a tavolino e artificialmente di dieci giorni, senza esitazioni. E così, nel 1552, previa bolla papale, a Cirò si andò a dormire il 4 ottobre e ci si svegliò il 15. Così in Francia, Italia, Spagna, Portogallo, Paesi Bassi e Lussemburgo. In Austria quei dieci giorni sono esistiti per un altro anno, mentre gli svedesi si sono decisi a fare il salto solo nel 1753 (cancellando i giorni dal 18 al 28 febbraio). In Russia nel 1923 ancora si discuteva su alcune modifiche da apportare, ragione per cui la Pasqua ortodossa e il Natale, non coincidono con i nostri. Vi risparmio le postille alle regole sui bisestili che si sono succedute nel tempo. Buona Pasqua, se siete davvero convinti che sia oggi. Je suis Numa Pompilio.

Eva Garau (Precaria di Aristan)

“Scriveva Borges che non c’è altro enigma che quello del tempo.” – Da BUONA PASQUA, SE VI PARE – Editoriale di Eva Garau (Precaria di Aristan)

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