UN CANADESE A BUENOS AIRES


Editoriale del 2 giugno 2019

A scegliere chi essere per un giorno io oggi non avrei difficoltà e mi sembra che, a poter scegliere, tutti dovrebbero, almeno una volta, voler essere Dyshawn Pierre che tira da tra tre a due secondi dalla fine della partita tra la Dinamo Sassari e l’Armani Milano, pareggiando a 95 e portando i suoi ai supplementari, e poi vincendoli, quei supplementari. Non Achille Polonara o Stefano Gentile che così son bravi tutti, no, io vorrei tanto essere Pierre che scodella quella bomba di perfezione e potenza sospeso in aria. Mi viene proprio da immedesimarmi in quei 198 centimetri di grinta e di equilibrio e, in gara due, anche di culo, un pochino. Vorrei essere Pierre che si riprende tutto con gli interessi e pazienza per la faccia opaca e lo sguardo vitreo di re Giorgio in tribuna; vorrei essere Pierre al suo secondo anno in Sardegna. A Sassari, la nostra piccola malinconica Buenos Aires la chiamava uno scrittore che ci era arrivato in un pomeriggio d’estate, il tango gracchiato dalla radio e fendere il silenzio del sole a picco sulle strade che non hanno mai visto ristoro d’ombra. Un canadese che un anno fa sembrava aver chiuso con la Dinamo, spinto da agenzie internazionali che puntavano a venderselo caro dove la pallacanestro è un’industria vera e più che altrove infiamma la fantasia e i palasport. Pierre, una mattina, quando per la prima volta si ricorda che quel giardino ovale recintato si chiama emiciclo Garibaldi e trova la strada di casa senza Google Maps. Pierre che ormai sa che a Sassari i tramonti sono crudeli e vogliono visti attraverso un bicchiere sollevato verso la piazza, la cattedrale, il passeggio della sera. Vorrei essere Pierre la mattina dopo la rimonta, dopo il volo da Milano, dopo la festa in aeroporto. Vorrei essere Pierre che cammina per Sassari come hanno fatto due cugini americani in passato, a cullarsi nell’accento ellittico dei discorsi senza afferrarne il senso, il passo sincronizzato in loop al tonfo rotondo di un pallone che infila la rete sul fischio finale. E Buenos Aires in delirio.

Eva Garau (Precaria di Aristan)

io vorrei tanto essere Pierre che scodella quella bomba di perfezione e potenza sospeso in aria (da UN CANADESE A BUENOS AIRES – Editoriale di Eva Garau)

  • MANIFESTO DI ARISTAN


    ANTEPRIMA
  • PROMO ARISTAN ROBERTO PEDICINI


  • INNO


  • IL TEMPO DEI TOPI DI FOGNA


  • CIAO NADIA