CANE CONDOMINIALE


Editoriale del 8 novembre 2019

In molti condomìni è vietato possedere cani per statuto interno. In altri è sopportato, in altri ancora basta uno che non li sopporta e la vita di relazione si complica.

Fosse la sceneggiatura di un film la vedrei in maniera più precisata, con risvolti più ricchi, altrimenti la storia è scontata e anche risaputa. Il nostro condominio di sei piani, ha al quinto il sig. Nervetti, cinquantenne impiegato che non ama i cani per tutta una serie di motivi. Nel tempo ha fatto sapere a tutti la dovizia delle sue avversità. Lo sanno bene anche i suoi condomini da quando quelli del secondo piano hanno preso un cucciolone che ha nella vivacità il suo peggior pregio.

Ogni volta che lo sente abbaiare scende giù e intavola una discussione, che si anima delle tesi più disparate, implicando anche conoscenze scientifiche, quali i decibel. Nel mentre però, dal momento che quando iniziano non la smettono mai, diventando ben più sonori del cane, quello del sesto piano, un bel ragazzo, va a casa del lamentante, dove trova la di lui piacente moglie. Quando sentono silenzio capiscono che è tutto finito. Una volta addirittura, per avere un margine ulteriore ha finto di abbaiare e quello ci ha creduto ed è risceso al secondo piano.

 Una volta scoperto l’inganno, anche la moglie si è provata ad abbaiare e il marito non ci ha visto più: ha pensato ad un altro cane, per fortuna di razza piccola nel condominio.

L’imprevisto: un giorno torna su immediatamente, per prendere una mazza da baseball e trova in casa quello del quarto piano, che approfittando dell’assenza di quello del sesto si era fatto avanti. La scusa: era andato per dargli la sua solidarietà. Lo invitò a fermarsi a cena. L’errore fu che lo raccontarono a quello del primo piano, che si recò dalla donna in un giorno qualunque avendo visto il marito uscire. La ricattò di dire tutto e quella dovette consentire, anche a quello del primo. La cosa si complicò quando scoprì tutto lo scapolone del terzo piano, che intimò a quello del sesto di prendersi un cane anche lui. “Che cane?” disse quello. “Ululante” rispose quello.

La situazione andava regolamentata. Riunione del condominio ristretta, quindi segreta. Dimenticavo un particolare importante: la donna era piacente e anche giovane, quindi quel condominio aveva una vita davanti. Se il marito si fosse trasferito, molti l’avrebbero seguito. Era diventato un condominio molto unito.

 

Nino Nonnis (Zoo Roastro)

 

Era diventato un condominio molto unito (da CANE CONDOMINIALE – Editoriale di Nino Nonnis)

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