Capitolo 21 – ATADREICH


18 dicembre 2013

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Non so, tra i miliardi di universi possibili, come si chiami il nostro; quello dove vive la mia razza, la Razza Umana. Mettiamo si chiami Vincenzo, come il mio terzo nome. Ebbene, in una galassia di Vincenzo che – questo lo so – si chiama Via Lattea, e più precisamente nella biosfera della Terra (il terzo di otto pianeti che girano intorno alla stella periferica chiamata Sole), e ancor più precisamente accanto al mio asciugamano rosso disteso su una spiaggia di Kapingamarangi (un atollo dell’Oceano Pacifico), ieri Nanna e Titti Cappai, Nichi Grauso, Andrea Franceschi e Gino Camorra mi hanno annunciato che il mostro aveva le ore contate.
A questo punto chi sta leggendo, inevitabilmente, si porrà queste quattro domande: 1) Chi è questo mostro? 2) Chi diavolo sono Nanna e Titti, e perché nel capitolo precedente le ho definite Angeli? 3) Che ci fanno Titti e Nanna con Nichi, Andrea e Gino Camorra? E infine: 4) Cosa vogliono da me questi cinque?
Ecco le risposte.
1) Il mostro si chiama Atadreich, dalla contrazione delle parole Atassia di Friedreich, ed è una malattia genetica ferocissima che, in tutto il mondo, immobilizza progressivamente le sue vittime – bambini, donne e uomini innocenti – per ucciderle. Ma è una malattia rara, dunque non è un affare per le case farmaceutiche né per la cosiddetta politica internazionale. Per questo Atadreich, benché sia una potenziale minaccia per chiunque, viene affrontato da pochissimi.
2) Nanna e Titti Cappai sono due donne gentili come guerrieri Berserkir che odiano Atadreich e lo vogliono vedere morto. Da molti anni tutta la loro vita si è trasformata in una battaglia furibonda contro di lui; una battaglia all’ultimo sangue. Lo fanno per stare meglio, ed è bello che sia così. Ogni essere umano agisce sempre e solo per stare meglio; anche san Francesco, anche Hitler, anche Leonardo da Vinci. Io diffido sempre di chi afferma di agire solo per il bene degli altri. La differenza è nella qualità del percorso di ciascuno, non nell’obiettivo. Così, in base a questi percorsi, per semplificare i miei rapporti col prossimo ho diviso gli umani in quattro categorie: Metastasi (che accoglie criminali equamente divisi tra delinquenti consapevoli e vivaci imbecilli); Zombi (categoria per blandi imbecilli terminali convinti che il fatto di crescere, invecchiare e biologicamente morire basti per definire “vita” il loro passaggio); Normali (per umani senza identità spirituale che però, da un momento all’altro, possono assumerne una) e Angeli (per monarchi individuali che per star bene perseguono la bellezza e, fatalmente, la diffondono anche intorno a loro). Gli Angeli occasionalmente possono apparire nella loro sulfurea variante ribelle (Diavoli), o in quella abbagliante ed esagerata (Dio). Secondo questo schema, dunque, Nanna, Titti, Leonardo e san Francesco sono Angeli, mentre Hitler è Metastasi.
3) Nanna e Titti sono a Kapingamarangi perché, seguendo dall’Europa le nostre imprese attraverso queste note, hanno pensato che qui si potrà sconfiggere il mostro. Come? Facile! Con una squadra di calcetto mostruosa. Una formazione invincibile che, sfidando e sconfiggendo qualsiasi altra formazione, procuri i finanziamenti per permettere a Massimo Pandolfo (il medico che, smentendo gufi e cassandre, ha scoperto il gene della malattia) di accelerare al massimo la ricerca dell’ordigno che disintegri Atadreich. Davanti a me dunque, con le due bellicose giovanotte, ieri c’erano il futuro patron della squadra: Nichi; il futuro general manager: Gino Camorra; e l’attuale capitano: Andrea.
4) Questi signori volevano e vogliono che faccia arrivare a Kapingamarangi Gianfranco Zola (per i più ignoranti dico che Zola è un fuoriclasse che ha giocato nella Nazionale italiana e in squadre di club come il Napoli, il Chelsea – che lo ha eletto ufficialmente quale suo miglior giocatore di tutti i tempi – e il Cagliari). Ho il suo numero di telefono ma non lo vedo dal 2007, quando l’ho diretto in uno degli spot per la campagna contro l’alcolismo in Sardegna. Era tinto di nero e animava la storica bandiera sarda dei quattro mori interpretando la parte di se stesso ubriaco; con lui dialogavano i mori Roger Murru e Antoni Cau – interpretati entrambi dal grande Benito Urgu – e il moro Bruno Corda, leggendario radiocronista. Ci proverò.

 

Filippo Martinez

COGLI L’ATTIMO

 

da La parte degli angeli (The Angels’ Share 2012) diretto da Ken Loach

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