Capitolo 22 – PINGUINOS


Editoriale del 1 gennaio 2014

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La prima riunione ufficiale per la fondazione della nuova squadra di calcetto è cominciata alle 20 del 31 dicembre nella taverna di Farfarello. Erano presenti Nichi Grauso (che beveva sakau), Gino Camorra (che beveva rum Caronte), Nanna Cappai (rum), Charles ‘Hank’ Bukowski (rum), Titti Cappai (sakau), Andrea Franceschi (sakau), Lucia Vega (Pepsi-Cola), Bodo Cane (sakau) e Quentin Tarantino (sakau). Anche io bevevo sakau.
Hank non era lo scrittore perché è morto nel 1994 ma è perfettamente uguale a lui, compresa la pelle devastata dalle antiche cicatrici dell’acne, e parla come uno s’immagina che parlerebbe Bukowski; non ho indagato sul come e il perché.
Lucia Vega è molto bella, si è seduta al nostro tavolo senza che nessuno la conoscesse e a nessuno è venuto in mente di obiettare nulla.
Bodo Cane gioca nel Kapingamarangi e, siccome i due palloni che vengono utilizzati sono i suoi, è considerato il proprietario della squadra.
Quentin Tarantino era stato chiamato a Kapingamarangi da Gino Camorra per fare un film su ciò che stava accadendo, ma lui poche ore dopo il suo arrivo ha rifiutato l’offerta; ha detto: “Io non voglio girare questo film, voglio essere questo film”, così si è trattenuto. Quentin è molto simpatico, parla bene l’italiano e conosce molti italiani; abbiamo anche un amico in comune: Fabio Canessa.
La nuova squadra si chiamerà Kapingamarangia, con la “a” alla fine; il nome l’ha scelto Andrea. Io ho scelto i colori sociali; saranno il giallo, l’arancione e il nero. Il giallo è il colore sacro del Buddismo, simbolo della saggezza; l’arancione in araldica è forza, onore e generosità e molti secoli fa per i cristiani ha evocato i peccati di gola; il nero in Tanzania e nelle tribù Masai del Kenya è associato alle nuvole della pioggia, dunque è un simbolo di vita e prosperità. Il motto della squadra, scelto Gino Camorra, sarà “bellezza per la vittoria”.
Durante la serata ho telefonato a Zola: gli è piaciuto soprattutto il motto e, per capire meglio il progetto, ci raggiungerà entro pochi giorni; ha appena lasciato la guida del Watford, una squadra della seconda divisione inglese e prima di muoversi deve riorganizzare la logistica della sua vita. Nichi – compulsivo come sempre – voleva comprare la squadra e c’è rimasto male quando Bodo gli ha rivelato che la squadra non poteva essere venduta perché non era di nessuno; quando però Bodo – che è un uomo sensibile – ha aggiunto che comunque, se voleva, poteva adottarla, si è subito entusiasmato. A Nichi piacciono queste sfumature. Ha detto che acquisterà 10 palloni e farà cucire due corredi coi colori sociali.
Titti ha lasciato presto la riunione, era attesa da un gruppo di indigeni per partecipare a una sfilata piumata (non so cosa intendesse per “piumata”) in onore del 2014 che stava arrivando; però, alzandosi, ha buttato il mostro sul tavolo: “Non dimenticate che appena sarà possibile bisognerà organizzare la partita del nuovo millennio: Kapingamarangia contro il resto del mondo, e tutti i soldi di questo incontro serviranno per costruire l’ordigno che ucciderà Atadreich”. È andata via in un baleno, dunque non ha potuto sentire Lucia Vega che pronunciava le sette parole che avrebbero scatenato una lunga divagazione; queste: “Ha ragione! La beneficenza è molto importante”.
“Ma quale beneficenza e beneficenza? – Nichi era indignato – Quei soldi saranno spesi contro Atadreich perché Atadreich è un pericolo per tutti!”.
“Beneficence sucks! (la beneficenza mi fa cagare!)” ha aggiunto Hank Bukowski come se parlasse con se stesso, e ha ripreso a bere.
Lucia Vega, a quel punto, ha abbandonato il gruppo ma è stata subito raggiunta da Gino Camorra che, non so come, l’ha convinta a rientrare.
Come s’intuisce “beneficenza” in quel tavolo non era una parola che godesse di grandi simpatie; per darvi un’idea del clima vi trascrivo i primi 57” di una conversazione che sarebbe durata a lungo:
Quentin: “Non ho niente di personale contro la beneficenza in sé, è che mi fa schifo l’ipocrisia”.
Nanna: “…l’ipocrisia è l’ingrediente indispensabile per un sacco di speculazioni”.
Andrea: “Quando vedo quei presentatori di Telethon, pagati profumatamente, che mi esortano a cacciare l’obolo con quella santa faccia da culo commento sempre a voce alta. Anche se son solo”.
Lucia: “E cosa dici?”.
Gino Camorra: “Lascia perdere”.
Hank: “What’s Theleton? (Cos’è Telethon?)”.
Nanna (senza badare alla domanda di Hank): “Un classico è la Santa Principessa ora defunta che solleva bambini africani malnutriti”.
Andrea: “…e le ditte di buon cuore che fanno gli spot dove annunciano che daranno ai bambini morti di fame l’uno per cento della vendita…
Hank: “… And the so called painters/poets /musicians that nobody would pay attention to… (e i pseudopittori/poeti/musicisti che nessuno si filerebbe)”.
Bodo Cane “…e le sgallettate all’ultima spiaggia che fanno i calendari per i terremotati…”.
Nanna: “…e i presidenti degli enti benefici che, prima della ricca cena sociale, brindano alla loro stessa bontà”.
Nichi: “Bè, in questi casi mi commuovo sempre”…
Basta così. Credo che l’idea sia stata resa.
Io comunque una soluzione ce l’avevo. Ieri non l’ho detta perché avevo sonno e sono andato a dormire mentre ancora infuriava il dibattito, un’ora e un quarto prima della mezzanotte. La scrivo ora per battezzare il mio risveglio in questo 2014 così importante e rivoluzionario.
Credo che bisognerebbe abrogare la parola Beneficenza, ormai è bruciata dall’abuso per falsi scopi. Beneficenza viene dal latino benefàcere, fare del bene, e solo a pronunciarla ormai si rischia una crisi di diabete mellito. Propongo di sostituirla con un neologismo: Equilibranza, dal latino aequus, uguale e lìbra, peso; una parola senza carie, che rende meglio, asetticamente, il senso vero di questa attività: quello di ristabilire un equilibrio. Equilibranza è anche una parola un po’ ridicola (come creanza, baldanza e paranza), e questo non è un male: serve a prevenire il compiacimento. Sentite: “Cari soci, come vuole la tradizione di fine anno dei Pinguinos tutto il ricavato di questa cena, detratte le spese, andrà in equilibranza”. Visto? Cade l’aureola e il banchetto “per equilibranza” non potrà mai tirarsela come un pio banchetto “per beneficenza”.
Buon anno a tutti. A chi, come me, non ha fatto il cenone e a chi invece ieri notte lo ha fatto e, come capita agli umani, ha esagerato: che fosse un banchetto per beneficenza, per equilibranza, o per semplice, allegra ingordigia.

 

Filippo Martinez

COGLI L’ATTIMO

 

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da L’ultimo capodanno (1998) diretto da Marco Risi, tratto dal racconto L’ultimo capodanno dell’umanità di Niccolò Ammaniti

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