Capitolo 27 – DV, L'ARTE DEL TERZO MILLENNIO


Editoriale del 5 febbraio 2014

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Ieri sul muro del ristorante Da Ciacco ho visto una foto di Fabio Canessa, preside del Liceo Quijote. È la seconda volta che vedo una sua foto da queste parti. Che ci faceva Fabio su questo atollo? E perché qui appendono le sue foto come santini? Mi informerò.
Stasera incontrerò le meravigliose guerriere Nanna e Titti. Devono uccidere il mostro Atadreich e per farlo è indispensabile l’incasso dalla partita del secolo. Temono che Zola dopo aver assistito alla batosta di tre giorni fa rinunci a cartellinarsi col Kapinga, e vogliono che io vada con loro per convincerlo.
Domani, dopo colazione, giocherò a scacchi con Gabo Dop, che forse è la reincarnazione di Garrincha.
È tutto meravigliosamente strano.
Oggi vivo a Kapingamarangi. E vivo ad Aristan, una città-stato dalla topografia fluttuante. E torno a Gotham City quando voglio. O a Oristano. O al passo delle Termopili, e combatto contro i Persiani, e muoio. Quando voglio sono Zorro; chiunque, se vuole, può essere Zorro. Chiunque può incarnare o reincarnarsi in chi gli pare; basta farlo per gratitudine, o per entusiasmo. L’arte di questo millennio si chiamerà DV, che non vuol dire Digital Video ma DormiVeglia; il dormiveglia è l’opposto elettrizzante del torpore, è il luogo in cui i sogni godono gli stessi diritti civili dello stato di veglia. La nuova tecnologia con i suoi strumenti vertiginosi di dilatazione e contrazione del tempo e dello spazio può aiutarci a sviluppare quest’arte, ma non basta. Ci vogliono anche due talenti: la capacità fulminea di distinguere tra convenzione ed essenza e la lucida consapevolezza che l’essenza non si disperde, anzi, si esalta e si arricchisce in qualsiasi metamorfosi. Noi, infatti, siamo tutte le realtà che riusciamo a vivere. Il medium di quest’arte può essere solo la vita; l’opera di un artista del DV sarà compiuta solo se riuscirà a trasformare la propria tomba in un cenotafio.
Quando le convenzioni decreteranno la mia morte, sul marmo voglio questa epigrafe: “Trasloco, vado in quel che faccio e faccio quel che sogno. Sono altrove. Altrove è l’unico posto possibile”.

Filippo Martinez

COGLI L’ATTIMO

 

Io sono qui (1995) di Claudio Baglioni

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