CARO DIEGO


Editoriale del 30 novembre 2020

Caro Diego,
ti ci vorrà un bel pezzo di eternità per ascoltare, leggere e vedere ciò che è stato e sarà detto e fatto in tuo onore. Nel frattempo, visto che è urgente, ti propongo una foto e un’epigrafe che potresti far mettere sulla tua tomba.
La foto me l’ha girata mio figlio che l’ha catturata nel web, non so chi sia l’autore; ci sei tu di spalle che, palla al piede, stai per affrontare tranquillamente più di mezza squadra avversaria, sono sei colossi molto più alti e grossi di te e hanno un’aria terrorizzata. La trovi qui sotto.
L’epigrafe invece sono sette parole del regista Paolo Sorrentino a cui salvasti la vita (da ragazzino per vederti giocare non andò coi suoi genitori nella casa di campagna e loro, quello stesso giorno, morirono soffocati per una perdita di gas della stufa). Lui nel 2014 ti aveva già dedicato il suo Oscar e ora ha ti ha regalato questa frase assoluta: “Non è morto, sta giocando in trasferta”.
Chiudo riferendoti, se ti fosse sfuggito, ciò che ha detto l’ex terzino della Juventus Antonio Cabrini: “Maradona sarebbe ancora vivo se avesse giocato con noi”. Poverino, lui non sospetta nemmeno che tu eri uno di quegli uomini che non avrebbero mai potuto, in nessun caso, giocare con la Juventus. Come Gigi Riva.
Arrivederci.
Filippo

“Lui nel 2014 ti aveva già dedicato il suo Oscar e ora ha ti ha regalato questa frase assoluta: “Non è morto, sta giocando in trasferta”.
Da CARO DIEGO – Editoriale di Filippo Martinez (Iconoepigrafista)

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