CARTOLINE DAL PARADISO


Editoriale del 21 aprile 2015

I Beatles si sono sciolti 45 anni fa, quando uscì l’ultimo album “Let it be”. Ma il loro spirito non si è dissolto, si è solo assottigliato, penetrando nelle opere singole dei quattro baronetti: tutti i dischi di Paul McCartney, John Lennon, George Harrison e Ringo Starr contengono, quale più quale meno, qualche residuo prezioso della loro magica arte di costruire canzoni perfette, di incantarci con l’intreccio di testi, ritmo e melodie stregato. E così la loro musica ha accompagnato finora tutta la mia vita: ogni volta che è uscito un loro lp o cd l’ho subito comprato, senza mai pentirmene (io che, per motivi anagrafici, non ho mai potuto comprare un disco dei Beatles alla sua uscita). Ora che John e George non ci sono più, solo Paul e Ringo tengono tenacemente alta la bandiera beatlesiana. McCartney dichiarò in un’intervista che il suo sogno è quello di comporre una canzone così azzeccata da costringere l’ascoltatore a riascoltarla all’infinito, senza stancarsi e togliere dal lettore il cd. Anche se non c’è riuscito, si vede che ogni volta ci prova e spesso ci va vicino. E’ uscito in questi giorni il nuovo cd di Ringo Starr, il più sottovalutato del gruppo, ed è ancora una festa. “Postcards from Paradise”, snobbato al solito dalla critica, è un gioiello per i beatlesmaniaci. Già la partenza con “Rory and the hurricanes” (il nome della prima band di Ringo, che struggimento!) ci travolge nella semplicità di un rock and roll vintage, con un riff trascinante d’altri tempi, i coretti femminili che sembrano arrivare dagli anni Sessanta, la cantabilità di un coro da stadio, il testo che fa rimare “London town” con “hanging around”, la climax ascendente del groove. E il brano che dà il titolo all’album, dal testo collage composto con i titoli delle canzoni dei Beatles, e poi gli archi dell’ariosa “Not looking back”, che invita a non guardare indietro anche se le estati sono venute e andate via. “Bridges” o “Bamboula” sprigionano tutta la voglia e la gioia di cantare e suonare secondo la ricetta aurea di una miscela pop-rock che il tempo ha reso deliziosamente démodé, con la voce inconfondibile e il tocco implacabile della batteria di Ringo. Al primo ascolto vi sembrerà un album di rock anonimo, al terzo capirete invece che si tratta davvero di cartoline: quelle che, nell’era di Internet e degli sms, non ci arrivano più. Cartoline dal Paradiso, schegge di Beatles, polvere di stelle.

Fabio Canessa
preside del Quijote, Liceo Olistico di Aristan

COGLI L’ATTIMO

 

I wanna hold your hand (1963) scritto da Lennon e McCartney è uno degli innumerevoli successi dei Beatles

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