CARTOLINE DALLA SALA D’ATTESA – Editoriale del 14 ottobre 2018


Non andavo dal medico da dieci anni. Il mio, fino a ieri, non lo conoscevo. Per l’attesa letture che mi sfuggivano da settimane. Approfondimento del Guardian su democrazia e populismo. A pagina due seguivo incredula John Miller nel racconto di quegli intellettuali che, dopo aver dedicato una vita allo studio dei processi partecipativi, si sono resi conto che la democrazia portata alla sua massima estensione finisce per divorare se stessa. Inclusione e spazio nella sfera pubblica, accelerati dai nuovi mezzi di comunicazione, non fanno che legittimare quei principi alla base dei populismi attuali. Dall’Ungheria all’Italia, dall’Austria alla Francia, spiegava Miller, la parola del popolo è sacra, che urli “Le Pen” o che urli “Orban” non fa alcuna differenza. Negare alla svolta reazionaria ed esclusivista il sigillo della volontà popolare sarebbe contradditorio. Non ci resta che sprofondare nel paradosso dei diritti, leggevo. Mentre mi montava in corpo un fastidio misto per le premesse stringenti dell’articolo e per il brusio intorno (dal quale di tanto intanto affioravano commenti sulle mie stampelle e sull’opportunità che io stessi seduta mentre i vecchi con la bronchite stessero in piedi) è entrato lui. Una manciata di anni oltre i settanta, domande a raffica sullo stato di salute dei presenti e poi a ruota libera. “Se vi sembra giusto che i negri li manteniamo noi”; “Tanto lo vedi che poi questi arrivano e ammazzano la gente”. Nel sottofondo catarroso solo qualche piccolo suono di approvazione, la risata stridula di una ventenne. Quando sollevo lo sguardo per zittirlo siamo passati al caso Cucchi: “Eh, se lo hanno picchiato hanno fatto bene, perché vuol dire che un motivo c’era. Cosa crede che i carabinieri lo abbiano fatto senza motivo?”. Chantal Mouffe era il mio mito. Miller dice che ha cambiato idea sulla democrazia. Dice che dice che oggi i gorgoglii di qualunque pancia valgono uno e non si può che invocare censura e autoritarismo. Io pensavo che Mouffe si fosse svegliata di malumore il giorno che ha rilasciato quell’intervista. Poi è arrivato quel signore curato e sorridente a vomitare cordialmente il suo odio. Mi è venuta voglia di scrivere una cartolina a Mouffe. Hai ragione Chantal. Che si fa?

Eva Garau (Precaria di Aristan)

“Chantal Mouffe era il mio mito. Miller dice che ha cambiato idea sulla democrazia. Dice che dice che oggi i gorgoglii di qualunque pancia valgono uno e non si può che invocare censura e autoritarismo.”
Da CARTOLINE DALLA SALA D’ATTESA Editoriale di Eva Garau (Precaria divAristan)


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