C’È UN SALAME A BABORDO


Editoriale del 18 ottobre 2018

 

Stabilire quanto siano accettabili i livelli di contaminazione ambientale non è più un compito affidato alla scienza, ma ai governi. Per Donald Trump si può inquinare senza problemi, non è da quanto si sversa nell’aria, nell’acqua o nel suolo che dipendono i guai per il pianeta o per la salute. Ma anche l’attuale governo italiano ci mette del suo, decidendo che si possono spargere sui terreni agricoli fanghi di depurazione contaminati da sostanze chimiche, con buona pace delle lattughine biologiche. Persino il cosmo rischia di diventare una discarica. Nei giorni scorsi ha raggiunto la mesosfera il salame Gagarin, il “primo“ insaccato italiano ad essere lanciato nello spazio, agganciato a un tagliere di legno. Si attendono nei prossimi mesi lanci di culatelli e mortadelle. Ma cosa ci fa un salame lassù? Più che un’operazione di marketing, è la prova che esistono metodi alternativi per smaltire la mondezza. Potrò finalmente lanciare nello spazio il mio sacchetto della spazzatura, al mattino prima di andare in ufficio. Non mi faccio grandi illusioni sulla purezza del cosmo, inquinato da detriti di ogni dimensione. Un salame è però l’ultima cosa che vorrei vedere dal finestrino di una navicella spaziale.

 

Marco Schintu

Ufficio pesi e misure di Aristan

 

Più che un’operazione di marketing, è la prova che esistono metodi alternativi per smaltire la mondezza (da C’È UN SALAME A BABORDO, editoriale di Marco Schintu

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