C’È SEPOLCRO E SEPOLCRO . Editoriale del 12 aprile 2020


 

Oggi è Pasqua. Chissà se qualcuno se n’è scordato, intrappolato nell’eterno ritorno dell’identico delle vite scandite dal virus. Quest’anno tutta la questione del sepolcro vuoto come simbolo di rinascita assume un significato diverso, in teoria. Sta riassunto nei cartelloni alle finestre che annunciano che tutto andrà bene, nella narrazione di un’umanità che uscirà dall’ora buia rinnovata e migliore. Ho scritto a Martinez per offrire il mio spazio editoriale della domenica a qualcuno più ottimista, per evitare di mandare di traverso la colomba a chi già sta facendo fatica. La Pasqua è importante, mi sono detta. Ma i sepolcri che mi vengono in mente non prevedono redenzione. Le bare di Bergamo sui camion militari, le fosse comuni del Bronx, i sacchi di plastica e i corpi bruciati per strada in Equador, le urne seguite in diretta sui social, dentro i corpi dissolti senza un ultimo abbraccio. Mi sembrano sepolcri anche i rettangoli disegnati per terra nei parcheggi di Las Vegas, a pochi metri dalle insegne sgargianti dei casino, i senzatetto a rappresentare la passione dell’emarginazione istituzionalizzata, prima di tutto il distanziamento sociale. Mi sembrano sepolcri che non si apriranno anche le residenze per gli anziani, con l’inerzia a scegliere il passaggio verso la vita o la morte. E le case, quelle dove la paura delle violenze, l’oppressione e l’isolamento non lasciano spazio a nessun rinnovamento dello spirito. Non c’è rinascita nelle disparità sociali, nei corpi non reclamati, nella morte di chi non ha diritto a essere curato, nella preoccupazione di chi non ha mezzi. Ma neanche nella spesa compulsiva, nei sotterfugi per raggiungere le seconde case, nello spirito da dopoguerra comodo che si addormenta satollo sui divani con la TV a ronzare in sottofondo. Io glielo avevo detto a Martinez che quest’anno risorgere sarebbe stato complicato. Buona Pasqua a chi, nonostante tutto, ci prova.

 

Eva Garau (Precaria di Aristan)

 

Quest’anno tutta la questione del sepolcro vuoto come simbolo di rinascita assume un significato diverso, in teoria (da C’È SEPOLCRO E SEPOLCRO – Editoriale di Eva Garau)

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