CELLULARI INSENSIBILI


Editoriale del 27 aprile 2013

Il magico conferenziere è davanti a noi che siamo in piedi, in ordine sparso. E’ un evento performativo e c’è quasi un contatto fisico con l’oratore. Per questo la minaccia è così presente. Infatti non so perché mi si insinua subdola la paranoia di un cellulare che possa squillare a tradimento e rompere l’eterea poetica della performance. Il mio timore, che è già rancore, si rivolge immediatamente a un signora di mezza età abbondante: il target perfetto. Ci ha anche provato, ma non si è mai adattata veramente alla tecnologia. Ha probabilmente un iPhone ‘avanzato’ dal marito, ma non lo domina come dovrebbe, anzi ne è apertamente dominata.
Ed ecco che inesorabile parte la suoneria. Una di quelle insopportabili canzoni Rap, giovaniliste senza speranza. Ma, sorpresa delle sorprese, non parte dai meandri della borsetta della signora, ma dalla figura di un ‘manager’ in libera uscita, in tenuta casual. Aveva abbassato tutte le difese da riunione del CDA e perso i contatti con le proprie propaggini tecnologiche. Alla prima non realizza che è lui; quella suoneria gliel’ha impostata il figlio, e nella casualità del suo abbigliamento non sa dove mettere le mani. Il secondo giro di squilli ci coglie come lo tsunami dopo il terremoto. Il conferenziere è come una statua di gesso con un sorriso beffardo stampato sul volto. Siamo prostrati e pronti per un drammatico epilogo: il manager con un acrobatico gesto trova il cellulare e incredibilmente, avendo ormai perso ogni riferimento con la realtà, RISPONDE alla chiamata!

Alessandro Chessa
(Econofisico di Aristan)

COGLI L’ATTIMO

 

Spegnete i cellulari!

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