CESSI DI TUTTO IL MONDO, UNITEVI


Editoriale del 30 giugno 2014

Mi hanno deluso tutti i vasti assembramenti dediti alla rivoluzione. I poveri sono cialtroni, i giusti velleitari, i solerti rimbambiti, i veri ignoranti, i dotti arroganti e mozzacoglioni, gli amorevoli sadici. Per questo ho condotto nell’ultimo anno un esperimento. Ho deliberatamente perseguito la bruttezza della mia immagine, strategia originata da interminabili sofismi nelle uggiose notti d’insonnia: supportata dalla tecnica la storia con i suoi orrori procede verso la bellezza. Ho abbandonato la boxe e il tennis, sposando birra e maionese, dilatandomi presto in una massa adiposa informe. Dimenticatevi il sapone, puzzo peggio che i liquami di scolo di Calcutta. Ho i denti avvolti da una crosta dove trovano riparo moltissime poltiglie alimentari. Il prezzemolo sul canino dx si chiama Genziano. Niente lenti a contatto, porto occhiali di corno che sembro Andreotti durante la Costituente. Ormoni acquistati in rete, unica trasgressione rispetto alla paradigmatica purezza, sono germogliati in una foresta di peli ritorti sulle orecchie. Poi la cosa è un po’ degenerata. Vesto con robaccia della Caritas che mi passa suor Iolanda. Cammino su ciabatte che lasciano libero sfogo alle lame degli alluci. Così, per un mese, mi sono bagnato nella notte, deciso a rimorchiare. Ho subito insulti, derisioni, denunce da smorfiose urlanti che mi sono quasi costate la galera. La repellenza mi ha condannato alla condizione sociale d’intoccabile. Ma mentre da sciamano orripilante tentavo di dimostrare alla massa la gloria della cessitudine, qualcosa di meraviglioso avveniva dentro di me. La definitiva impossibilità di riposare gli stenti dell’anima sopra un corpo profumato e sinuoso mi ha fatto conoscere Ramona, rachitica e maleodorante vagabonda della città vecchia. Ci siamo uniti per la prima volta dentro un cassonetto dell’immondizia. È stata l’estasi. Ramona portava avanti la mia stessa battaglia, suggeritale da un articolo di fondo pescato in un becero settimanale scandalistico. Ora ci amiamo e il mondo, con le sue ridicole rivoluzioni, non esiste più. Mentre scrivo Ramona fa gli esercizi quotidiani allo specchio. Vuole diventare strabica. Dice che dopo qualche settimana d’amore già cominciava a vedersi bella. Io continuo a ripeterle che non c’è pericolo.

Luca Foschi
(Inviato di guerra da Aristan\ Aristan’s war correspondent)

COGLI L’ATTIMO

 

da Archimède le clochard (1959) diretto da Gilles Grangier. Jean Gabin interpreta Joseph Hugues Guillaume Boutier-Blainville detto Archimède

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