CHEESE


Editoriale del 13 maggio 2014

Sui giornali inglesi di questi giorni ha suscitato un gran chiasso la notizia della preside di una scuola elementare del Galles che ha chiamato la polizia perché gli alunni, troppo agitati, non riuscivano a mettersi in posa per la foto di classe e alcuni di loro si rifiutavano addirittura di sorridere. Dopo l’indignazione della stampa, la situazione si è completamente capovolta e ora a trovarsi nei guai è la preside, anche lei pare piuttosto agitata e urlante, accusata di eccesso di severità e di tale crudeltà mentale da rischiare di provocare nei piccini un trauma gravissimo. Meriterebbe piuttosto di essere denunciata per coglioneria, ma la vicenda me ne ha richiamato alla mente una analoga, avvenuta a Londra nel 1904. Quando un bambino di 5 anni, per aver disubbidito ai genitori, fu mandato dal padre William al vicino commissariato con un biglietto. Dopo averlo letto, il poliziotto di turno chiuse il bambino in una cella, dicendogli: “Questo succede a chi fa il cattivo”. Dopo cinque minuti lo liberò, ma la paura di quei momenti rimase indelebile per tutta la vita di quel ragazzino, insieme alla fobia per la polizia e al terrore di essere arrestato per la minima infrazione. Quel bambino si chiamava Alfred Hitchcock e quel trauma gli fornì, come egli stesso ebbe a ripetere in molte interviste, tensione e senso della suspense sufficienti per una cinquantina di capolavori del brivido. Come scrisse Heimito von Doderer “ognuno si ritrova la propria infanzia calcata in testa come un secchio e solo dopo appare quel che c’era dentro. Ma il contenuto ci gocciola addosso per tutta la vita”. Se uno solo di quelli alunni girerà un giorno un “Intrigo internazionale” o uno “Psycho”, ci toccherà ringraziare quella scema della preside.

Fabio Canessa
preside del Quijote, Liceo Olistico di Aristan

COGLI L’ATTIMO

 

da Diaz – Don’t Clean Up This Blood (2012) diretto da Daniele Vicari ed incentrato sui fatti del G8 di Genova

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