PER CHI SUONA LA CAMPANA


Editoriale del 10 febbraio 2020

Mentre ci affanniamo a mantenere la nostra dimensione umana in un mondo travolto da una tecnologia in vertiginosa evoluzione suggerisco un metodo empirico per identificare le città che possono essere definite “a misura d’uomo”: i piccoli manifesti mortuari; quelli dove sotto il nome del sempre “caro, indimenticabile”, scandito in grande e accompagnato da una foto, si annunciano gli estremi dell’appuntamento per “l’ultimo saluto”.

Io vivo in una città che affigge ancora i manifesti mortuari. Per qualche anno ho comprato i quotidiani in un’edicola situata accanto a un muro occupato completamente da questi manifesti sempre aggiornatissimi, freschi di stampa e grondanti di colla. Tra i clienti di quell’edicola c’erano molti anziani e io, che a quei tempi ancora non lo ero, ne incrociavo qualcuno quasi ogni mattina. Ci salutavamo con cortesia e qualche volta scambiavamo due chiacchiere. Ogni tanto arrivando, con una piccola stretta al cuore, vedevo qualcuno di loro che sorrideva sul muro. Qualche volta scoprivo lì il loro nome. Il poeta John Donne scrisse: “Ogni morte di uomo mi diminuisce perché io partecipo dell’umanità, pertanto non mandare mai a chiedere per chi suona la campana: suona per te”. Ora leggo i giornali sul web.

Filippo Martinez (Sociologo)

 

“Io vivo in una città che affigge ancora i manifesti mortuari. Per qualche anno ho comprato i quotidiani in un’edicola situata accanto a un muro occupato completamente da questi manifesti sempre aggiornatissimi, freschi di stampa e grondanti di colla.” Da PER CHI SUONA LA CAMPANA – Editoriale di Filippo Martinez (Sociologo)

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