CITAZIONI COLTE


Editoriale del 31 luglio 2020

Capita, andando a sentire convegni e dibattiti, presentazioni di libri e tavole rotonde, che qualcuno dei relatori faccia una citazione colta a supporto e infiorescenza del proprio discorso. La frase dovrebbe spiegare meglio e dare pregnanza a concetti che richiederebbero un discorso con vari a capo e in questo si distinguono le frasi in latino.
In molti casi però c’è l’abuso, non indispensabile, di questi rimandi. Molte volte mi è capitato di sentire frasi riprese da grandi autori che erano di banalità tautologica, precedute da un “come dice il grande filosofo…”, “Come dice il pensatore francese…”. Una volta ho sentito uno che per dare maggior credito al suo discorso si richiamava a quello che è diventato un grande opinionista “Come dice Flavio Briatore” e non stava parlando di tasse.
“Il mondo è un grande mistero”, da me sentita, attribuita a un grande scrittore, che sicuramente l’avrà inserita in una organicità ricca. Una volta ho detto una frase che valutavo come intelligente, ma l’interlocutore me ne chiese ragione “Chi l’ha detto? Hegel vero?” – “Non mi avrebbe creduto, gli risposi “Olmiti Daga” – “Chi è?” – “Un pastore del mio paese”. Non era una grande falsità.
Come dice il grande filosofo (che non nomino per non scontentare nessuno); “L’uomo è come un fiore” come dice uno famoso. Questa l’ho ripetuta anche io un giorno assegnandola però a un fioraio di Cagliari. Non ci crederete, ha fatto colpo ugualmente.
In certi casi le citazioni diventano un intercalare culturale. Molti usano le frasi latine che sono sempre pericolose in quanto vanno ripetute in maniera esatta, altrimenti possono diventare cabaret.
Un insegnante una volta, a un collegio dei docenti, si sedette, si voltò e per educazione disse “Scusate le terghe”. Qualcuno si mise a ridere. Io spiegai che doveva essere barese. Anche Berlusconi se l’è tentata con una frase latina, l’ha sbagliata, Diliberto lo ha corretto. Ma Silvio può sempre rettificare e negare quello che gli altri hanno sentito.
In certi casi sono uno sfoggio di cultura fatte proprio per far sapere che si è colti. Ci sono citazioni che diventano senso comune e si ripetono ignorando la fonte, quali la citazione di Gramsci “L’ottimismo della volontà…”, che sembra nel suo uso ripetuto quasi una citazione banale. Come nazional popolare che molti attribuiscono a Pippo Baudo, ma è uno sdoganamento sempre di Gramsci.

Nino Nonnis (Sa Cavana [la roncola] di Aristan)

 

In certi casi sono uno sfoggio di cultura fatte proprio per far sapere che si è colti. Ci sono citazioni che diventano senso comune e si ripetono ignorando la fonte, quali la citazione di Gramsci “L’ottimismo della volontà…”, che sembra nel suo uso ripetuto quasi una citazione banale (da CITAZIONI COLTE – Editoriale di Nino Nonnis)

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