CLAUSTROFOBIA


Editoriale del 31 gennaio 2020

Non soffro di claustrofobia, però mi è capitato di immaginare le difficoltà che affronta uno che ne soffre: nel dover fare una tac (problema vero), nell’evitare un ascensore, disagio facilmente aggirabile sino a una certa età.

Quando feci il giro dei castelli della Loira, bellissimi, scoprii che in essi c’erano le prigioni private del nobile di turno, che avevano ospitato anche persone di rango, evidentemente fastidiose, anche vescovi.

L’elemento che mi colpì fu la geografia di certe celle, dove non si poteva stare in piedi, dove le finestre erano feritoie. Lì avevano trascorso prigionie di anni e mi dissero di qualcuno che quando fu liberato divenne cieco all’improvvisa luce. Un senso claustrofobico mi prese ma lo risolsi cercando di avere sempre buone relazioni col nobile.

Ho provato a stare piegato e per mettermi dritto a sdraiarmi: tutta la vita però, provate a immaginare. Mi sono sempre ricordato di quelle sensazioni, quando mi è capitato di vedere un leone in gabbia, o in una gabbietta. Noi uomini siamo capaci di distratto interesse verso gli animali, come se fossero stati creati per il nostro piacere non solo gastronomico. Anche un criceto, simpatico nelle sue evoluzioni su una ruota, i pesci rossi costretti in poco spazio, i canarini impossibilitati a volare.

Ci dicono che quando non hanno sperimentato una vita diversa non soffrono e non sanno cosa si perdono. Potrei anche dire che rispetto ad altri animali sono fortunati, in fondo nessuno picchia un criceto, o fa affogare un pesce rosso. Penso a certe oche, che passano la loro vita in una sofferenza continua, per una squisitezza a cui qualcuno non sa rinunciare. Nel passato c’erano gli asini che giravano intorno alla mola, incappucciati, per non rendersi conto che giravano in tondo. Tralascio i maltrattamenti “normali” riservati a buoi che tirano un carro. Cosa succederebbe se si rinunciasse a certe abitudini? Niente, nessun disagio, i pesci me li osservo in natura, i criceti me li immagino, al patè posso rinunciare. Certe volte osservo un camion che trasporta pesanti massi o carichi e mi commuovo, pensando a quanto hanno fatto per liberare i buoi da certe fatiche. Purtroppo l’uomo esagera sempre e lo si lascia fare. Non riusciamo ad accordarci per una moratoria dal gratuito, dall’eccesso.

 

Nino Nonnis (Zoo Roastro)

 

Noi uomini siamo capaci di distratto interesse verso gli animali, come se fossero stati creati per il nostro piacere non solo gastronomico (da CLAUSTROFOBIA – Editoriale di Nino Nonnis)

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