CLINT EASTWOOD, L’ULTIMO MITO


Editoriale del 7 dicembre 2021

A 91 anni suonati, Clint Eastwood si presenta puntuale nelle sale cinematografiche, come fa in ogni stagione dal 1971, con un film da lui diretto: questa volta, oltre alla regia, ha scritto da solo il soggetto e la sceneggiatura, lo ha interpretato come protagonista e ha curato pure la colonna sonora. “Cry Macho” è bellissimo, come al solito. Qual è il suo capolavoro? Lo struggente “I ponti di Madison County” o il nero apologo “Mystic river”? Il western “Gli spietati” o il recente “Il corriere”? L’ispettore Callaghan di “Coraggio fatti ammazzare” o l’eroe di guerra “American sniper”? Il pluripremiato “Million dollar baby” o il sottovalutato musical “Jersey boys”? Dovessi azzardare un titolo, propenderei per “Hereafter”. Ma altri direbbero magari “Gran Torino”, “Changeling” o “Un mondo perfetto”. C’è da perdersi nella sterminata filmografia dell’attore che esplose con Sergio Leone nel 1964 in “Per un pugno di dollari”. I generi variano molto, ma la costante, come in questo ultimo “Cry Macho”, è raccontare l’incontro di due solitudini: un’avventura on the road sull’America, lo struggimento del tempo che passa, la passione per il lavoro e l’importanza della famiglia. Oppure raccontare la vita vera di personaggi controversi ed eroi umanissimi: il capo dell’FBI Edgar Hoover e il comandante Sully che salvò 155 passeggeri atterrando con l’aereo sull’Hudson (e rischiò invece di essere condannato perché doveva tentare il ritorno in aeroporto), Nelson Mandela e il sorvegliante Richard Jewell che notando uno zaino con bomba salvò decine di vite (e poi fu accusato di essere lui l’attentatore), Charlie Parker e i turisti americani che sventarono l’attacco terroristico al treno Amsterdam-Parigi nell’agosto 2015. I suoi protagonisti sono un nodo inestricabile di innocenza e brutalità, ottusità e amor patrio, ambizione e meschinità, ossessione per la legalità e continua violazione delle regole, mito muscolare e fragilità reale. Clint Eastwood li racconta con occhio limpido e asciutto, senza giudicare, serbando al cinema la fragranza del reale. È l’ultimo mito del grande cinema americano.

Fabio Canessa (Preside del Liceo Olistico Quijote di Aristan)

“Questa volta, oltre alla regia, ha scritto da solo il soggetto e la sceneggiatura, lo ha interpretato come protagonista e ha curato pure la colonna sonora.”
Da CLINT EASTWOOD, L’ULTIMO MITO – Editoriale di Fabio Canessa (Preside del Liceo Olistico Quijote di Aristan)

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