COM'E' PROFONDO IL MALE


Editoriale del 30 luglio 2019

A Roma hanno ucciso un carabiniere. Speriamo siano stati i migranti sbarcati da Carola, così quelli sfigati di buonisti di sinistra perderanno altri voti. No, speriamo che l’assassino sia italiano, anzi lombardo e leghista, così voglio vedere quel razzista di Salvini cosa twitta. Ecco come ragionano gli italiani di oggi. Lo hanno scritto, in curiosa sintonia su fronti opposti, due bravissimi giornalisti, domenica scorsa: Luigi Manconi sulla prima pagina della Repubblica ammette di essersi augurato spesso che “l’autore di questo o di quell’efferato delitto fosse un italiano, magari di Legnano o di Castelfranco Veneto”; Renato Farina sulla prima pagina di Libero invita tutti a confessare che siamo “divisi, anche se non si dice, in una sorta di tifo bestiale: c’è bisogno di spiegare che ciascuno dei due partiti intendeva le ipotesi alternative in vista di un buon tweet sull’immigrazione fonte di tutti i mali o di un post su Facebook a proposito delle turpitudini del turbo capitalismo, assai più pericoloso della criminalità di bande di immigrati?”. A Manconi “viene da dire: come ci siamo ridotti” e Farina conclude “non facciamo finta di niente: ciascuno di noi è preda di questa stupida guerra di opinioni”. I due si differenziano per le cause: da sinistra Manconi dà la colpa alla “costruzione metodica e ossessiva del capro espiatorio” nell’immigrato, da destra Farina imputa invece il “balletto polemico” all’eccesso di ideologia e faziosità. Entrambi fanno autocritica: Manconi sferza “la maldestra e un po’ ottusa ingenuità di sperare che un buon incremento di reati nostrani possa riequilibrare il conto, oggi largamente favorevole ai reati forestieri”, Farina dichiara che stavolta il colpevole “non è l’orco africano arrivato in barcone, che tutti si figuravano, in attesa di invocare barriere più alte nel Mediterraneo”. Entrambi, anziché lisciare i loro lettori nel verso del pelo, bersagliano la pigrizia di pensare per idee ricevute e stereotipi (“negli attimi in cui apprendiamo la notizia”, scrive Manconi, “già abbiamo formulato un pre-giudizio, che influenzerà opinioni e atti successivi”), perché entrambi sembrano denunciare il conformismo di una sinistra e di una destra che vivono di luoghi comuni. Poi si è scoperto che l’assassino era straniero, ma non un povero nero disperato, bensì un bianco ricchissimo viziato, approdato da San Francisco a un lussuoso hotel romano in fregola di cocaina. Siccome l’hanno fregato rifilandogli l’aspirina (per 80 euro!), ha perso la testa e ha accoltellato una decina di volte il carabiniere. La vicenda è confusa e molti dettagli rimangono oscuri, a smentire la meccanica semplificazione della realtà operata dai pregiudizi contrapposti. Sorvoliamo, per carità cristiana, sulla professoressa di Novara che ha postato su Facebook un commento vile e oltraggioso per la vittima. Chiediamoci invece se funzioniamo così anche per il resto, agitati come siamo dalla smania di avere ragione noi, in famiglia e sul lavoro, con gli amici, in politica e nello sport. Non perché siamo egoisti e prepotenti; al contrario, siccome siamo fragili e insicuri, ci sforziamo di farci coraggio guadagnandoci dei crediti verso il prossimo. Per paura di scoprirci pieni di debiti.

Fabio Canessa (Preside del Liceo Olistico Quijote di Aristan)

https://youtu.be/N1dSujX3pTc

Chiediamoci invece se funzioniamo così anche per il resto, agitati come siamo dalla smania di avere ragione noi, in famiglia e sul lavoro, con gli amici, in politica e nello sport. Non perché siamo egoisti e prepotenti; al contrario, siccome siamo fragili e insicuri, ci sforziamo di farci coraggio guadagnandoci dei crediti verso il prossimo (da COM’E’ PROFONDO IL MALE – Editoriale di Fabio Canessa)

  • MANIFESTO DI ARISTAN


    ANTEPRIMA
  • PROMO ARISTAN ROBERTO PEDICINI


  • INNO


  • IL TEMPO DEI TOPI DI FOGNA


  • CIAO NADIA