COM'E' PROFONDO IL MARVEL


Editoriale del 30 aprile 2019

Se continua così, “Avengers Endgame” potrebbe diventare il maggior incasso della storia del cinema: in due o tre giorni ha superato il miliardo e mezzo di dollari (di cui 350 milioni negli Usa e 18 milioni di euro in Italia). Chi ha preso sottogamba i film dei supereroi dovrà andarsi a leggere le tesi di laurea e i saggi che scriveranno sulla saga Marvel, capace in 22 film di aver segnato l’immaginario del Duemila. Quelli che cercano il verosimile e criticano il genere come una vuota esibizione di effetti speciali, li lasciamo cuocere nel loro tiepido brodo. A tutti gli altri segnaliamo il nome di Kevin Feige, genio del cinema contemporaneo: è lui il presidente dei Marvel Studios e il produttore dei 40 film tratti dai fumetti di Stan Lee. Dal 2000 a oggi l’universo Marvel si è evoluto e perfezionato, mettendosi a fuoco da un film all’altro. Iniziato nel tripudio dell’avventura kolossal, il ciclo ha poi trasformato in blockbuster i sensi di colpa di una politica che si chiede se la difesa sia di per sé un alimento del male, per cui i supereroi si dividono in due fazioni, schierandosi dalla parte della legalità, sotto l’egida dell’ONU, o della libertà (“Civil war”). Dopo alcuni ritocchi politically correct per la causa dei neri (“Black Panther”) e delle donne (“Captain Marvel”), la vena creativa tocca il vertice con la figura dolente del malvagio titano Thanos, uno dei cattivi più riusciti e complessi a memoria di spettatore. È lui a impadronirsi delle sei gemme dell’infinito (tempo, spazio, anima, mente, realtà e potere) e a dimezzare la popolazione umana,  dissolvendo in polvere mezzo mondo nella prodigiosa e scioccante conclusione visionaria di “Infinity war”. Ora che ha vinto lui e la frittata è fatta, nel gran finale di “Endgame” agli Avengers non resta che tornare indietro nel tempo, prima che si rompessero le uova. Così l’ultimo episodio diventa un percorso metanarrativo attraverso gli episodi precedenti, che riflette le aggiunte, le correzioni, gli aggiustamenti di tiro dell’intera saga. Ma anche un omaggio al cinema dei viaggi nel tempo (in primis “Ritorno al futuro”) e una celebrazione terminale di tutti i personaggi Marvel, presenti al completo in un funerale conclusivo che sembra quello di Stan Lee. Scomparso con tempismo da fiction proprio alla fine delle riprese di questo film (ma ha fatto in tempo a recitare il solito cammeo: ringiovanito sfreccia in auto negli anni Settanta raccomandandoci di fare l’amore e non la guerra), pensato e calibrato in ogni minimo dettaglio: dosaggio perfetto di ironia e tragedia, scandaglio del tema della famiglia (a spasso nel tempo,Tony Stark incontra suo padre mentre sta nascendo lui e Thor parla con sua madre il giorno della morte di lei), rovelli interiori se scegliere la vita privata o l’eroismo pubblico, catartica apoteosi del sacrificio potenziata dal respiro epico di uno spettacolone di tre ore. Ma così avvincente ed emozionante (basterebbe la battaglia finale), ricco di sorprese e visivamente formidabile, che sembrano una.
FABIO CANESSA (Preside del Liceo Olistico Quijote di Aristan)

Stan Lee ha fatto in tempo a recitare il solito cammeo: ringiovanito sfreccia in auto negli anni Settanta raccomandandoci di fare l’amore e non la guerra (da COM’E’ PROFONDO IL MARVEL – Editoriale di Fabio Canessa)

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