COMPRO DUNQUE SONO (MA LA DOMENICA NO)


Editoriale del 16 settembre 2018

Mentre Di Maio lamenta che l’apertura domenicale dei negozi sta “distruggendo l’Italia” si moltiplicano le polemiche sui social. Essere contrari al riposo settimanale è di destra. Chi si dice di sinistra dovrebbe lottare per il diritto alla chiusura. Per avere tempo da dedicare alla famiglia. I turnisti insorgono: a infermieri, operatori ecologici, autisti, guardie giurate non pensa nessuno. Qualcuno dice che ne risentirà il mercato. Qualcun altro che impareremo a vivere senza comprare, almeno un giorno a settimana. Infine i catastrofisti sono certi che l’e-commerce prenderà il sopravvento e nessuno andrà più ad acquistare un maglione di persona. Le statistiche dicono che l’Italia è il paese nel quale si lavora di meno nel fine settimana e dicono anche che, globalmente, la domenica e il lunedì sono i giorni in cui si fanno più transazioni on line. Per fortuna di Maio ha trovato la soluzione: congelare tutte le transazioni economiche su Internet nei giorni di chiusura dei negozi. Facile. Lo facciamo solo per l’Italia, basta introdurre una censura a tempo sui tutti i siti di acquisti on line. Oscurati come Google in Cina e via tutti al parco con la famiglia e il pranzo al sacco. Come sempre accade, ai nostri tempi, occorre schierarsi e presto. Potremmo essere interrogati sulla questione in qualsiasi momento. Non si può abbassare la guardia. E non c’è tempo di analizzare la questione. Chi detesta di Maio subito a favore dell’apertura, al limite inizierà con i distinguo che vanno tanto di moda (sono di sinistra ma non ho famiglia e sono allergico alle graminacee, la domenica mi annoio e starnutisco). Chi è con Di Maio favorevole, pazienza se è proprietario di un ristorante che impone ai dipendenti turni sottopagati di dodici ore. La famiglia (sua) al primo posto. Chi cerca un lavoro vorrebbe centri commerciali operativi ventiquattr’ore al giorno e si offre su Facebook per i turni più scomodi. Eppure le statistiche dicono che quasi la metà dei giovani selezionati ai colloqui per lavori che prevedono turni rinunciano una volta scoperto che lavoreranno (saltuariamente) anche la domenica. Per riflettere sullo stato dell’arte, sui diritti dei lavoratori che non verranno salvaguardati con la chiusura settimanale non c’è tempo. Non c’è tempo per la complessità, per la riflessione, per l’analisi delle conseguenze dell’una e dell’altra opzione. Presto potremmo discuterne la domenica tra noi, quelli che non hanno famiglia e non vanno al parco. Sempre che si trovi un bar aperto.

Eva Garau (Precaria di Aristan)

Chi cerca un lavoro vorrebbe centri commerciali operativi ventiquattr’ore al giorno e si offre su Facebook per i turni più scomodi. Eppure le statistiche dicono che quasi la metà dei giovani selezionati ai colloqui per lavori che prevedono turni rinunciano una volta scoperto che lavoreranno (saltuariamente) anche la domenica (da COMPRO DUNQUE SONO (MA LA DOMENICA NO), editoriale di Eva Garau)

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