COMPUNZIONE E FRIVOLEZZA


Editoriale del 3 luglio 2020

Gli interessi della vita vengono spesso divisi in seri e frivoli. I latini tenevano in gran cale l’otium contrapposto al negotium.  Va bene passare una serata a discutere di Popper, che poi è uno che ti aiuta a discutere. Io passerei una serata a parlare di Bacone, ma non ho ancora trovato nessuno e forse non cerco abbastanza.

Con le donne ho sempre ripiegato sui segni zodiacali, un discorso che non cade mai. Un mio zio mi invogliava a trascurare i fumetti, dei quali ero un vero esperto, come lo sono un po’ tutti quelli della mia generazione che li usavano anche come fiches per il poker lasciando trasparire le loro predilezioni. Poi lessi di nazional popolare e del romanzo poliziesco che in Francia aveva grande tradizione, mentre da noi veniva relegato. A scuola mi felicitai con Kierkegard, che parlava del seduttore senza ingolfaci di io e cosa in sé. Il sigillo finale me lo diede R. Barthes con il suo “Il piacere del testo”.

Ho degli amici molto colti che erano grandi esperti di Tex e mi fecero fare una brutta figura interrogandomi sui primi numeri del fumetto. Mio padre, saggio banalizzatore, mi chiariva le cose. L’importante è non essere a una dimensione, diceva proprio così, ben prima di Marcuse.  

Colpo finale: un giorno ad Aristan arriva Giulio Giorello e ci parla di Tex, in piena serietà, e io lo ascolto, sentendomi alla pari, almeno come intensità emozionale. Rendeva onore all’Aquila della notte e a quelli come me, che hanno avuto un’infanzia facilitata, perché a quei tempi c’era lo scambio solidale.

Pubblico e oratore erano uguali, uno beneficiava dell’altro, le distanze erano nulle. Sia detto senza presunzione. Certo se a farlo è Giorello chiama al rispetto e mette un po’ di soggezione. Ma quella sera siamo poi andati a cena, una ventina in tutto, c’ero anch’io col mio amico Mario Andretta, seduti proprio davanti a Giorello, che trascurò di essere il presidente dell’accademia delle scienze, ma mostrò grande trasporto per il pesce servitoci e la bontà del vino.

Ho ricordato quella sera col mio amico Mario Andretta, che si faceva con me e Luca Cocco i 90 km per Oristano, ma adesso ricorda delle splendide serate colte e leggere, nei dopo cena seduto a fianco a Barbara Alberi, davanti a Giorello e altri che non dico. Fu una serata piena di risvolti e quelli li ricordo con Filippo, che è il vero colpevole. Quando vedrò Tagliagambe gli chiederò di parlarmi di Giorello. Ma non ci sarà bisogno di chiederlo.

 

Nino Nonnis (Sa cavana [la roncola] di Aristan)

 

Ho degli amici molto colti che erano grandi esperti di Tex (da COMPUNZIONE E FRIVOLEZZA – Editoriale di Nino Nonnis)

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