COMUNICARE SENZA DIRE ALCUNCHÉ


Editoriale del 7 ottobre 2020

Se c’è una cosa che ha evidenziato il deprimente confronto tra il presidente americano Donald Trump e lo sfidante Joe Biden è la differenza abissale tra comunicare e parlare.
Il primo dei cinque assiomi della comunicazione ci dice una cosa ben precisa: che è impossibile non comunicare. Qualsiasi interazione umana è infatti una forma di comunicazione. Qualunque atteggiamento assunto da un individuo diventa subito portatore di significato per gli altri. Non è possibile non avere un comportamento, per cui ne consegue che non si può non comunicare. L’attività o l’inattività, le parole o il silenzio hanno tutti valore di messaggio: influenzano gli altri e gli altri, a loro volta, non possono non rispondere a queste comunicazioni e in tal modo comunicano anche loro.
Anche i silenzi, l’indifferenza, la passività e l’inattività sono forme di comunicazione al pari delle altre, poiché portano con sé un significato e soprattutto un messaggio che impone una reazione ed esige una risposta. La domanda non è quindi “se” una persona stia comunicando, ma “cosa” stia comunicando, anche tramite il silenzio o l’assenza. Ad esempio, non è difficile che due estranei che si trovino per caso dentro lo stesso ascensore si ignorino totalmente e, apparentemente, non comunichino; in realtà tale indifferenza reciproca costituisce uno scambio di comunicazione nella stessa misura in cui lo è un’animata discussione. Si comunica con tutto: con le parole, con i gesti, con la mimica, con la postura, con le azioni e anche con il silenzio come si è detto. La comunicazione, di conseguenza, è un linguaggio che non ha lo zero, che non conosce il nulla. Pertanto, nel loro tempestoso faccia a faccia, Trump e Biden hanno certamente comunicato: ma, con altrettanta certezza, non hanno parlato. Parlare è trasmettere informazioni, conoscenze, emozioni: Pavel Florenskij ha scritto che la parola è un lampo, che straccia il cielo da est a ovest e rivela “il senso incarnato”. Il pronunciare la parola può essere paragonata a un contatto del conoscente con ciò che dev’essere conosciuto: seppure separati nello spazio e magari anche nel tempo queste due componenti grazie alla parola si ritrovano uniti e sono in grado di interagire. Non essendo riusciti a trasmettere ai 70 milioni di spettatori che li seguivano né uno straccio di senso, né qualcosa che valga la pena di essere conosciuto o per cui ci si possa emozionare, è corretto dire che, pur avendo occupato la scena televisiva per un’ora e mezzo abbondante, non hanno spiccicato parola. Una democrazia che non sa parlare può ancora essere considerata tale?

Silvano Tagliagambe (Iconologo di Aristan)

“Qualunque atteggiamento assunto da un individuo diventa subito portatore di significato per gli altri.”
Da COMUNICARE SENZA DIRE ALCUNCHÉ – Editoriale di Silvano Tagliagambe (Iconologo di Aristan)

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